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Prodi: «Guerra in Ucraina sciagurata. Non conviene neanche a Putin»

Alessandro Cagossi
Prodi: «Guerra in Ucraina sciagurata. Non conviene neanche a Putin»

L'ex premier: «La pace si ottiene se ci sarà un accordo tra Cina e Stati Uniti»

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Novellara Romano Prodi è tornato a Novellara per parlare di politica internazionale e della guerra in Ucraina, offrendo un compendio al numeroso pubblico intervenuto al Circolo ricreativo aperto. Durante la serata, organizzata lunedì dal Pd locale, Mattia Mariani, direttore di Telereggio, ha intervistato Prodi partendo dalla madre di tutte le domande: qualcuno ci sta guadagnando dalla guerra in Ucraina?

«No – ha detto Prodi – è una guerra sciagurata che ha destabilizzato l’economia mondiale, quindi ci perdono tutti: la Cina cresce meno del previsto (dalle stime al 5,5% al reale 3%) e gli Stati Uniti sono in preda all’inflazione, che si attesta attorno al 10 percento».

Sulle sanzioni alla Russia: «La guerra non conviene neanche alla Russia. Le sanzioni hanno una certa efficacia: hanno fatto calare il Pil russo del 4,5 per cento, ma ci aspettavamo un calo più marcato. Questo non è avvenuto perché la Russia continua a fare affari con Cina, Turchia e Stati del golfo persico, che se ne approfittano delle sanzioni comminate dal mondo occidentale per intensificare i loro rapporti commerciali con la Russia».

Prodi ha parlato anche degli errori di Putin: «Avrei scommesso che la guerra non sarebbe partita, ma quando è cominciata ho sentito degli esperti militari. Mi hanno detto che, per essere efficace, la Russia avrebbe dovuto invadere l’Ucraina con 500mila soldati, mentre Putin ne ha mandati “solo” 100mila. Un enorme sbaglio, una follia anche da un punto di vista militare. Ecco perché la guerra sta durando molto». «Nella testa di Vladimir Putin c’è la Russia degli zar, non la Russia sovietica. Il potere assoluto corrompe la testa. Pensate che il nome di Putin me lo fece un uomo di pace come Michail Gorbaciov: mi disse che Putin era l’unico che avrebbe mantenuto l’amicizia tra Russia ed Europa. Durante la mia presidenza alla Commissione Europea (1999- 2004), con Putin avevamo organizzato 5 vertici Unione Europea-Russia. Un giornalista mi chiese quando la Russia sarebbe entrata nell’Ue. Poi il potere assoluto ha deteriorato Putin, e siamo arrivati a questo. Per capire come ragiona il Putin autoritario, durante la guerra in Cecenia, in un incontro, gli parlai della possibilità, da parte di Emergency di Gino Strada, di aprire un ospedale militare nella capitale cecena Grozny, per curare, indistintamente, tutti i feriti. Putin rispose ad alta voce per farsi sentire da tutti: “Romano, tu hai la cittadinanza russa? Io parlo di Cecenia solo con chi ce l’ha”».

E sul ruolo di Germania e Francia: «L’Ue va avanti se ci sono degli equilibri, in particolar modo tra Francia e Germania, che dal dopoguerra hanno articolato la politica europea. Tuttavia, la guerra ha portato a potenziali squilibri: il riarmo tedesco, con investimenti per 100 miliardi, oltre il 2 per cento del Pil, non è cosa da poco, perché tra qualche anno la Germania diventerà il paese più forte, sia economicamente che militarmente. Questo succede perché, d’altra parte, la Francia non sta esercitando il suo ruolo, nonostante abbia l’esercito più forte, le armi nucleari e il diritto di veto al Consiglio di sicurezza dell’Onu. Basterebbe che la Francia mettesse questo a disposizione dell’Ue per prevenire il riarmo tedesco, ma non lo fa».

Su pace e guerra in Europa: «All’interno dell’Europa unita, dal secondo dopoguerra, la pace c’è sempre stata. Il sogno dei padri fondatori di creare un’area di pace, prosperità e solidarietà si è realizzato. Ma è difficile fare la pace fuori dai confini dell’Ue, quindi adesso abbiamo una guerra nel cuore dell’Europa. Cosa può fare l’Ue? Niente. La pace in Ucraina si otterrà se ci sarà un accordo tra Cina e Stati Uniti».

«Nel primo incontro tra Putin e il presidente cinese Xi Jinping a Samarcanda (Uzbekistan) dopo l’inizio della guerra, Putin ha dichiarato che Russia e Cina sono amiche, ma i cinesi non hanno voluto fare neanche la foto assieme e non hanno dichiarato nulla. I cinesi, quando dissentono, tacciono. La Cina si fa forza di una politica estera coerente, da 30 anni attua una politica di non interferenza nelle faccende estere, anche se è più armata del passato. La loro politica estera mira a raggiungere l’autosufficienza interna. Quello che negli ultimi anni è cambiato nella Cina, con Xi Jinping, è l’attitudine alla democrazia. Prima c’era curiosità e rispetto per il mondo occidentale; ora il nuovo presidente enfatizza il fatto che loro sono concreti, mentre l’occidente instabile discute in continuazione sterilmente, per cui il loro auspicio è che la loro stabilità diventi un punto di riferimento per tutto il mondo».

Sugli Stati Uniti: «Eroi o approfittatori? In fatto di politica estera, gli Stati Uniti sono gli uni e gli altri. Sono più ondivaghi della Cina. A volte fanno i poliziotti del mondo poi, coi morti delle guerre, l’opinione pubblica cambia atteggiamento e si torna ad anni a bassa intensità militare. Poi si torna alla politica di dominio del mondo. È una dinamica circolare. Una cosa è certa: gli Stati Uniti hanno paura di perdere la loro superiorità ed essere scalzati dalla Cina. Nella politica estera americana esistono due dottrine: quella di Kennedy, per cui non si doveva convertire nessuno ma creare compatibilità tra differenti sistemi nel sistema internazionale, e quella di Bush, per cui era necessaria esportare la democrazia, anche con la guerra, se necessario. Io mi sento di appoggiare l’approccio di Kennedy».

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