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Caro bollette, i reggiani scelgono di rimanere al freddo e al buio

Ambra Prati
Caro bollette, i reggiani scelgono di rimanere al freddo e al buio

Come cambiano le abitudini: riscaldamento spento e ristrutturazioni della casa. Chi abita in palazzine con il teleriscaldamento si dice «terrorizzato dal conto»

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Reggio Emilia C’è chi vuole cambia gestore, chi l’ha già cambiato e non ha visto miglioramenti apprezzabili, chi infine si dice rassegnato. Il caro bollette incombe anche sui reggiani, che tentano di adattarsi all’attuale congiuntura economica negativa risparmiando laddove possibile: dalle auto alla spesa alimentare, voce sempre più pesante sul bilancio. Per alcuni il caro energia è l’occasione per decidere di mettere mano al bene tradizionalmente più prezioso, la casa, con ristrutturazioni importanti che comportano esborsi immediati con la promessa di salvarsi dagli alti e bassi dei mercati impazziti nel prossimo futuro.

«Per l’energia elettrica per fortuna nel febbraio scorso abbiamo trovato per caso su internet un nuovo gestore, NeN Energia, che ci assicura una rata fissa per un anno, tutto incluso, via via aggiornata in base ai nostri consumi – spiegano i coniugi Antonella Gramazio e Luigi Bolumetto, entrambi 44enni – Eravamo stanchi di pagare a Iren conti su consumi presunti, difficilmente verificabili. Finora siamo soddisfatti: almeno NeN si basa sui consumi reali, aggiornati a fine anno. Bisognerà vedere, dopo il primo anno, se era uno specchietto per allodole». La spada di Damocle che incombe sulla coppia, con figli maggiorenni, è invece il riscaldamento. «Siamo terrorizzati. Abitiamo in un condominio con il teleriscaldamento in via Lumumba, vicino al parco Noce Nero: finora stiamo pagando il consuntivo dall’inizio di quest’anno, quando arriverà quello del 2023 ci aspettiamo di tutto. Di sicuro sorprese sgradite».

Marito e moglie sottolineano un altro aspetto: «Quest’anno i nostri conti correnti sono stati massacrati dalla ristrutturazione dell’abitazione. Il nostro condominio è stato ristrutturato grazie al bonus del 110%: sono stati rifatti gli infissi, la copertura, parte degli impianti, è stato allestito il cappotto dappertutto. Un lavoro a regola d’arte, che sarebbe stato impensabile senza il bonus, per fortuna prorogato: difatti i risultati li tocchiamo con mano, dobbiamo ancora accendere i termosifoni perché nell’appartamento ci sono ancora venti gradi stabili. Tuttavia il budget iniziale (un milione di euro per l’intera palazzina) è stato sforato: è emerso in seguito che per la ditta esecutrice quella determinata porzione non era compresa. Risultato: ogni famiglia ha dovuto versare 5mila euro. Si parla tanto di transizione ecologica, ma il costo è salato. E il teleriscaldamento, che ci vede impotenti, sarà un’ulteriore batosta». Senza contare che i genitori hanno iniziato a stringere la cinghia sulla spesa alimentare. «Ogni settimana qualcosa aumenta. Una bottiglia di Coca-Cola, che oggi paghi 1 euro, la settimana dopo è a 1.30. E le offerte, ridotte all’osso, spariscono subito».

Stessi timori per Francesco Razzini, 40 anni. «Vivo in una palazzina con il teleriscaldamento, che non è calmierato. Tra uno o due mesi ci sarà da piangere».

«L’acquisto di generi alimentari è diventato impegnativo», concorda Stella Borghi, 80 anni, nota ambientalista che sul caro bollette ha una posizione controcorrente. «Non ho l’aria condizionata, non ho la lavastoviglie (lavo i piatti a mano) e non gioisco per l’autunno mite che ci sta facendo risparmiare gas: non è un buon segno, anzi gli effetti del riscaldamento globale sono ormai macroscopici. Sarà l’età (sono cresciuta nell’epoca di guerra e mi basta poco), ma penso che le persone al giorno d’oggi sono troppo comode. Credo che l’emergenza climatica ci dovrebbe far riflettere e cambiare le abitudini quotidiane: sarebbe una scelta etica doverosa che farebbe bene a noi stessi e all’ambiente, per il quale non c’è più tempo».

Rainer Girardi, 46 anni, abita in un piccolo complesso di sei unità in via Wybicki alla Rosta Nuova. «Un quartiere molto vivibile, che sta diventando un modello tra car sharing, colonnine elettriche e alberi piantumati dai residenti: ne abbiamo piantati sette quest’anno». Girardi esprime l’intenzione di «informarmi meglio e approfondire il tema delle comunità energetiche», cioè palazzine che producono da sé l’energia elettrica di cui hanno bisogno e ne accumulano per alimentare una flotta di auto elettriche. «Ho letto che ne è sorta una a Scandiano: mi pare un modello interessante, sia per essere indipendenti dalle oscillazioni del mercato sia per la scelta ecologica». Nel frattempo «in casa i margini per ridurre l’elettricità sono minimi a mio avviso: abbiamo troppi dispositivi. Il mio riscaldamento è ancora spento: per adesso si resiste. Invece la mia famiglia di tre persone ha tagliato sulle auto: ne avevamo due, entrambe a metano, che ha raggiunto costi proibitivi. Una l’abbiamo venduta, tra pochi mesi venderemo anche la seconda (una Multipla) per passare a un’unica macchina a gpl: si può fare, con un po’ di organizzazione negli spostamenti. Del resto due veicoli comportavano un eccessivo dispendio».

È sfiduciato Fabio Mari, 47 anni, che abita vicino al cinema Rosebud e che ha cercato di giocare d’anticipo provando a cambiare il contratto delle utenze. «Tramite una persona di fiducia ho cambiato gestore – afferma Mari – Ora non ricordo il nome della società, ma mi sono affidato a loro per elettricità e gas, mentre sono rimasto con Iren per l’acqua (del resto è in regime di monopolio) e per la tariffa rifiuti comunale, anch’essa diventata piuttosto salata. Il risultato però è stato deludente. L’ultimo bimestre mi ha sconvolto: 200 euro, quando la mia media precedente era sui 90 euro. È cambiata l’intestazione della bolletta, non è cambiata la sostanza. Ho provato pensando di migliorare le condizioni di fornitura, ma si è rivelato inutile».

Alza le mani l’amico Daniele Boschini, 45 anni, che dichiara di essersi arreso. «Sto subendo tutto passivamente. Viviamo in quattro in un appartamento da cento metri quadrati. Dopo aver vissuto l’esperienza di una lunga coda per chiedere lumi allo sportello del fornitore della luce per ottenere risposte surreali, sono arrivato alla conclusione che hanno sempre ragione loro. Non c’è speranza, non c’è modo di scamparla. Perciò ho deciso di subire». 


 

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