A Reggio 3.000 alloggi sono vuoti. «I proprietari non vogliono affittare»
Emergenza casa in città: sono 850 le famiglie in attesa di un alloggio popolare L’assessore De Franco: «Troppe poche risorse. I Comuni sono stati lasciati soli»
Reggi o Emilia «Per quanto riguarda la situazione delle case in affitto, a Reggio Emilia, si registra sofferenza per tutte le fasce di reddito e tipologia di famiglia».
Parola dell’assessore alla Casa del Comune di Reggio Emilia, Lanfranco De Franco, a pochi giorni dal corteo con cui le associazioni scenderanno in piazza per chiedere attenzione e diritti per tutti.
Sono 3.000 gli appartamenti sfitti in città: risulta molto difficile, infatti, invogliare i proprietari ad affittare. Così come la situazione è critica dal punto di vista delle risorse su cui può contare l’ente pubblico che si trova a dover fronteggiare una vera e propria emergenza.
Assessore, quali sono i maggiori problemi legati al tema dell’abitazione a Reggio Emilia?
«È chiaro che chi può contare su redditi più alti, qualche soluzione riesce ancora a trovare, mentre chi ha redditi medio-bassi fa più fatica. Sul tema si aggiungono tre problemi particolari: chi non ha contratti a tempo indeterminato fa molta fatica perché tra i requisiti richiesti dai proprietari c’è proprio questo. Inoltre, ha difficoltà chi ha dei figli. In tutto questo se si è stranieri, trovare casa è ancora più difficile. Parlo di stranieri sia nel senso di studenti in Erasmus, ad esempio, sia di lavoratori sul territorio da anni, con cittadinanza italiana, ma ha un cognome straniero e parla con accento straniero. Questo è un dato oggettivo ed è anche alla base della manifestazione di sabato».
Qual è la risposta del mercato alle ipotesi messe in campo per risolvere il problema?
«Ci sono tante soluzioni: quello che abbiamo riscontrato è che tutti gli strumenti non vengono considerati sufficientemente appetibili dai proprietari per convincerli ad affittare gli alloggi vuoti».
Parlando di alloggi sfitti, quali sono i dati?
«Ci sono 3.000 appartamenti privati vuoti, da quanto risulta sulla base quadro conoscitivo del Pug (il Piano urbanistico generale). La domanda che ci poniamo è: come andiamo a invogliare i proprietari ad affittare? In questi anni si è provato con i bandi per erogare dei fondi. Il bando affitto che anche quest’anno è arrivato e impiega un ammontare sostanzioso di risorse per milioni di euro. Si tratta di una misura fondamentale, richiesta da migliaia di famiglie, tuttavia si tratta di un contributo una tantum che dura, quindi, un periodo. Dopo di che siamo daccapo. Questi strumenti non sono stati sufficienti a far decidere ai proprietari di dare in affitto il proprio alloggio. C’è, poi, Acer con l’agenzia per l’affitto: si tratta di uno strumento che dà garanzie sulle morosità degli inquilini».
Quali sono le misure che avete applicato per tentare di risolvere il problema?
«Ad esempio, la tassazione al massimo dell’Imu per chi tiene la casa vuota. Abbiamo, invece, applicato un’Imu favorevole per chi applica il canone concordato. Gli strumenti che abbiamo, però, ripeto, non bastano a convincere i proprietari. Questo perché c’è chi ha avuto brutte esperienze con sfratti, o altro. Chi, invece, dovrebbe svolgere dei lavori e non ha le possibilità per farlo. O, ancora, chi ha ragioni di tipo più affettivo, come l’aver ereditato la casa da un parente e magari ospita ricordi, come mobili, vestiti e le cose del parente che è morto e non si decide a svuotare. C’è, anche, chi la tiene vuota perché pensa che possa servire a un parente».
E il mondo delle nuove costruzioni?
«Nel Piano urbanistico generale abbiamo inserito degli strumenti che consentiranno il recupero di aree ex industriali e urbane quando si faranno operazioni di rigenerazione urbana: in questo contesto chiediamo sempre una quota di edilizia sociale in affitto. Cercheremo di favorire il rilancio di alloggi anche per l’affitto. È chiaro che parliamo di una programmazione che può durare molti anni. Sul fronte pubblico abbiamo difficoltà oggettiva nel reperire fondi per sistemare i nostri alloggi vuoti. Anche noi come Acer, infatti, registriamo molti alloggi vuoti: si attestano sui 350/400. Rimangono vuoti perché spesso gli ex inquilini li lasciano in condizioni tali da necessitare di molti lavori. I costi di ripristino possono toccare anche quota 40.000 euro».
A proposito di denaro, su quali contributi potete contare in materia di abitazione?
«L’unico organismo che ci dà un aiuto è la Regione: negli ultimi due anni abbiamo sistemato 60 alloggi grazie a fondi regionali, in città. Però, del resto, i fondi ce li mettiamo noi. Il Comune ha già attivato un mutuo da un milione e mezzo di euro. Abbiamo una seconda tranche da un altro milione e mezzo pronta a partire. In tutto si tratta di 3 milioni, ma si tratta di risorse insufficienti, i Comuni sono stati lasciati soli. Lo Stato ha tolto tutti i trasferimenti che permettevano ai Comuni di mantenere il patrimonio di edilizia popolare. Monte canoni: soldi pagati da inquilini per la gestione. Quindi, ricapitolando, 3 milioni sono il contributo che il Comune mette di tasca propria, poi ci sono i contributi regionali. Ma è poco, rispetto al momento di emergenza in cui siamo. Fino agli anni Novanta, dallo Stato arrivava una contribuzione, ora non più».
Quanto costa vivere in una casa popolare?
«Gli affitti di edilizia popolare, in media, sono molto bassi: si parla di 110 euro al mese come canone medio a Reggio Emilia. Sono circa 15.000 i contratti a canone concordato depositati in Comune. Mentre Acer gestisce, tra edilizia popolare e sociale, 2.600 appartamenti».
Quante persone attendono di beneficiare di un alloggio popolare?
«In graduatoria, in città, ci sono 850 famiglie in attesa di una casa popolare. Non è un problema solo reggiano, ormai lo vivono tutte le città della nostra regione e non solo. Dire che 850 famiglie sono in attesa di una casa popolare, vuol dire che oggi queste persone vivono in affitto a condizioni difficili da sostenere».
Parteciperete con il patrocinio al corte di sabato per il diritto alla casa?
«Non ci è stato chiesto di partecipare con il patrocinio comunale. Io sono in dialogo con gli organizzatori. Sabato ci saranno momenti di confronto».
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