Gazzetta di Reggio

Reggio

Violenza sulle donne

Femminicidi e Codice Rosso. «La repressione non basta»

Luciano Salsi
Femminicidi e Codice Rosso. «La repressione non basta»

Grande partecipazione al convegno dell’Ordine degli avvocati

3 MINUTI DI LETTURA





Reggio Emilia La legge 62 del 19 luglio 2019, nota come Codice Rosso, ha introdotto nuovi reati e inasprito le pene allo scopo di contrastare le violenze di genere e i femminicidi che riempiono le pagine della cronaca nera. La repressione, però non basta. Le si devono affiancare la prevenzione e l'educazione. Ne sono convinti i quasi duecento penalisti e civilisti che hanno partecipato giovedì scorso nell'aula magna di Unimore, in viale Allegri, al convegno organizzato dall'Ordine degli Avvocati reggiani sull'evoluzione della normativa attinente tale materia, al quale hanno partecipato anche il prefetto Iolanda Rolli, magistrati, rappresentanti delle forze dell'ordine e semplici cittadini.

I lavori sono stati aperti con il ricordo di Jessica Filianti, la diciassettenne uccisa nella nostra città dall'ex-fidanzato nel 1996. Dopo i saluti di Enrico Della Capanna, presidente dell'Ordine degli Avvocati, Cristina Beretti, presidente del Tribunale di Reggio Emilia, Gaetano Paci, procuratore della Repubblica, e Luigi Scarcella, presidente della camera penale, il consigliere dell'Ordine Giovanni Tarquini ha introdotto gli interventi di Alessandro Nencini, presidente della Corte d'Appello di Firenze, e di Maria Rita Pantani, sostituto procuratore della Repubblica di Reggio Emilia. Nencini, che è stato sostituto pubblico ministero e poi giudice nella nostra città sino al 1986, ha ripercorso l'evoluzione della normativa, dai reati di maltrattamento in famiglia sino al Codice Rosso, ed ha analizzato in senso critico l'efficacia dell'attuale sistema di misure di prevenzione. Maria Rita Pantani ha illustrato le modalità operative con le quali nel territorio reggiano vengono tradotte in azioni efficaci di prevenzione o repressione le previsioni della normativa. Ha evidenziato, a tale proposito, che negli ultimi vent'anni si è proceduto alla riforma dei reati sessuali e si sono cercati nuovi strumenti legislativi, per consentire alle donne di sottrarsi alla violenza. Quindi il convegno è proseguito in forma di tavola rotonda coordinata dall'avvocato Maura Simonazzi.

La criminologa e giornalista Anna Vagli ha sostenuto la necessità di superare gli stereotipi e diffondere maggiormente, sin dalle scuole primarie, la cultura della non-violenza. Ercole Cavarretta, penalista del Foro di Bologna, ha sottolineato l'esigenza di una prevenzione che non sia basata solo sugli strumenti penali afflittivi e repressivi. A suo parere è fondamentale la funzione dell'avvocato, dai primi consigli da dare alla vittima fino al modo di rapportarsi con i media, evitando processi mediatici inutili e controproducenti.

Secondo Giovanna Fava, matrimonialista del Foro reggiano, è importante che la vittima non subisca una doppia violenza in sede di testimonianza in giudizio e si eviti così il fenomeno della vittimizzazione secondaria. Anche l'influenza dei media è stata oggetto di analisi critica da parte dei relatori, i quali hanno convenuto sulla difficoltà che la spettacolarizzazione crea nei processi per violenza contro le donne. Tutti hanno concordato sull'importanza di un cambiamento di mentalità ad iniziare dalla scuola, poiché il solo processo penale non è sufficiente ad arginare la violenza di genere e il femminicidio.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google