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Il processo

Grimilde, chiesti 9 milioni di euro dalle parti civili: «Gravi danni»

Tiziano Soresina
Grimilde, chiesti 9 milioni di euro dalle parti civili: «Gravi danni»

I legali elogiano il lavoro investigativo della pm Ronchi: «Straordinario»

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Reggio Emilia La rapacità dei Grande Aracri di Brescello, l’economia depredata, il lavoro con relativi diritti del tutto calpestati.

È questo il quadro uscito dalle circa tre ore di arringhe che hanno contraddistinto le richieste di risarcimento-danni (complessivamente poco più di 9 milioni di euro) avanzate dal plotone di parti civili costituitesi nel processo Grimilde – con rito ordinario, 16 imputati – ormai sempre più vicino alla sentenza di primo grado.

Significativo che abbia preso la parola per primo il legale Salvatore Tesoriero che tutela il Comune di Brescello (oltre al Comune di Cadelbosco Sopra, inoltre ha sostituito il collega Alessandro Gamberini per la Regione Emilia-Romagna). Dopo aver elogiato il lavoro investigativo «straordinario» della pm Beatrice Ronchi («Individuata la drammatica infiltrazione ’ndranghetista»), l’avvocato Tesoriero ha rimarcato su Brescello: «Inserendosi nei gangli socio-economici, la mafia ha abbassato la qualità della vita dei brescellesi, l’insediarsi di società mafiose ne ha alterato sul territorio la libera concorrenza, persino quella relativa alla vendita di pizze d’asporto».

L’avvocato Andrea Gaddari – che rappresenta la Cgil regionale e le Camere del lavoro di Reggio Emilia e Piacenza – ha articolato la sua arringa su due concetti: continuità (cioè il sindacato che si costituisce parte civile in Aemilia e processi collegati, per i danni patrimoniali e non patrimoniali) e selezione («La Cgil si costituisce nei processi quando viene messa in crisi la sua ragione d’essere, vale a dire la tutela del lavoro») riferendosi al caporalato: «In Grimilde la violenza dell’associazione mafiosa come datore di lavoro ha impedito al sindacato di inserirsi per tutelare i lavoratori, da qui paghe da fame, contributi non versati».

Parla di onestà trasformata in paura e di cultura democratica in assoggettamento l’avvocato Andrea Speranzoni (foto in alto a destra) che rappresenta Avviso Pubblico: «Mi ha colpito nella requisitoria del pm un duplice approccio all’analisi delle prove di accusa. Dette prove sono state affrontate col “microscopio” rispetto al grado di analiticità del quadro indiziario per ogni reato contestato, ma anche in una dimensione grandangolare, con il “telescopio”, laddove l’accusa ha inserito l’attuale consorzio criminoso in una prospettiva trasformativa-evolutiva».

L’avvocatessa Berenice Stridi (tutela il Comune di Reggio Emilia) ha sottolineato come «il positivo gemellaggio con Cutro sia frustrato dall’agire dell’associazione mafiosa». Il legale Giuseppe Rizzo per Libera (e Cisl regionale) ha illustrato la «gravità di fatti e danni» marchiati ’ndrangheta. Spazio anche all’avvocato Antonio Piccolo che come difensore di Gaetano e Domenico Piccolo – accusati di una truffa da oltre due milioni di euro ai danni del ministero dei Trasporti – ne ha chiesto l’assoluzione, in subordine la derubricazione in appropriazione indebita senza l’aggravante mafiosa («Non è provata») che significherebbe reato già prescritto.

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