La passione familiare dietro al Museo delle bici da corsa
Il capostipite Romano correva con una Wilier Triestina del 1949. Col figlio Gianni l’idea di una collezione. Oggi conta un’ottantina di modelli
Sant’Ilario Un museo nato dentro casa, frutto di un passione fortissima, passata di padre in figlio e ancora di padre in figlio. È il “Museo della bicicletta da corsa” di Calerno, in via Prampolini 10, portato avanti da tre generazioni della famiglia Bertolini: prima Romano, poi Gianni quindi Gianluca.
La storia
A raccontare l’origine della passione per le biciclette di papà Romano è suo figlio, Gianni Bertolini. «All’inizio degli anni Ottanta era presente in casa la bici “Wilier Triestina” del 1949, con la quale Romano aveva corso all’epoca per tre anni – spiega –. Questa bici venne poi utilizzata per diverso tempo anche da me, ma per uscire insieme io e papà, abbiamo trovata una seconda bici, una “Gitan” del 1947. Da qui, nacque l’idea a Romano di proseguire la ricerca di altri esemplari degli anni Quaranta e di anni precedenti e iniziarono una serie di ricerche a livello di documentazione storica, per studiare a fondo i passaggi e le evoluzioni compiute dai cambi e dai telai a cavallo della seconda guerra mondiale». «Allora, le biciclette erano ospitate in uno spazio ricavato nell’officina di famiglia e con l’aumentare del loro numero si aveva a che fare con crescenti difficoltà organizzative e di trasporto della collezione. Fu in quel periodo, circa agli inizi degli anni Duemila – va avanti – che nacque quindi l’idea della creazione di un piccolo museo, negli spazi all’epoca adibiti all’attività di Romano: un negozio di macchine per cucire e maglieria ed officina. Cosi si arrivò ad organizzare gli spazi di negozio ed officina con l’esposizione delle bici storiche, suddivise per gruppi».
Di padre in figlio
Una delle idee che hanno fatto da guida a Romano e Gianni nel loro progetto museale in tutti questi anni, era la definizione di una testimonianza da toccare con mano di quello che ha rappresentato per la civiltà e per lo sport l’evoluzione del mezzo bicicletta da corsa: un aspetto fino a qualche anno fa non sufficientemente sviluppato, al contrario di altri Paesi esteri. Qualcosa da mostrare alle nuove generazioni, per far capire i tanti passaggi e le difficoltà incontrate in anni complessi nello sviluppo del mezzo bicicletta.
Ora Gianni sta cercando di avvicinare sempre di più alla passione per le biciclette anche suo figlio Gianluca, che attualmente è uno studente di 14 anni di Informatica, e che un giorno magari si troverà a gestire questo straordinario patriminio storico e sportivo.
La collezione dei Bertolini
Il museo comprende un’ottantina di biciclette, quasi tutte da corsa, che abbracciano circa 140 anni di storia, dal 1865 al 2005.
«Particolarità della collezione è portare il visitatore in una evoluzione completa della bicicletta a livello meccanico e telaistico, dai primi velocipedi a pedali e bicicli, attraverso l’evoluzione di tutti i vari tipi di cambi e telai in acciaio, fino alle leghe leggere e carbonio degli esemplari dei tempi moderni» spiega Gianni Bertolini.
La collezione è ospitata in tre sale separate e suddivisa in cinque sezioni differenti. Ci sono le Antenate, con gli esemplari dal 1865 alla fine degli anni Venti: dai velocipedi ai bicicli, utilizzati nelle prime corse su pista e su strada, le prime bici a catena della fine dell’Ottocento con la nascita delle prime vere bici da corsa, fino all’avvento dei primi cambi a giroruota. Pi ci sono le Veterane, con gli esemplari dal 1930 al 1952, quindi le Vintage, con gli esemplari dagli anni Sessanta agli anni Novanta. Speciale la sezione delle Reggiane, sezione completamente dedicata ai costruttori reggianicome Rauler, Pecorari, Corradini.
Quindi, una sezione ad hoc per la Collezione Marastoni, una selezione completa dei modelli più significativi del costruttore reggiano più famoso ed apprezzato, Licinio Marastoni, dagli anni Sessanta fino ai primi Duemila. Negli anni tra i Bertolini e la famiglia Marastoni è nata un amicizia speciale.
Le realizzazioni speciali
Dentro al museo dei Bertolini, c’è uno spazio particolare dedicato ai prototipi.
La passione di Romano e Gianni ha portato negli anni alla realizzazione di quattro prototipi di bici speciali, molto diversi tra loro, ma simboli di una dedizione completa allo studio ed allo sviluppo del mezzo bicicletta. In due di loro, c’è stato un profondo intervento a livello di stile, impostazione e progettazione da parte di Gianni, designer industriale di professione e titolare dello studio Bertolini. I prototipi sono diversi tra cui prototipo di bici da record di velocità, bici Gran Turismo, bici a doppio uso di pedalata, bici con cambiata automatica e tanto altro.
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