Gazzetta di Reggio

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Vetto

Giuliano Ruffini si costituisce

Ambra Prati
Giuliano Ruffini si costituisce

Il 77enne si è presentato in caserma, dove è stato eseguito il mandato di cattura. È accusato di falso, truffa e riciclaggio in un intrigo internazionale di opere d’arte

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Vetto Appreso di essere ricercato, Giuliano Ruffini, 77enne di Vetto – al centro di un intrigo internazionale legato a opere d’arte false – si è costituito. L’uomo si è presentato ieri mattina alla stazione dei carabinieri di Castelnovo Monti, accompagnato dall’avvocato difensore di fiducia Federico De Belvis.

In caserma – dove hanno telefonato diversi giornalisti francesi e inglesi, tra cui quelli del Times – il 77enne ha spiegato di non sapere che sul suo capo pendeva un mandato di cattura europeo. I carabinieri del Nucleo operativo hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa – per i reati di falso, truffa e riciclaggio – dalla Corte d’Appello di Milano, che ne ha disposto la detenzione fino alla consegna alla Francia. Ruffini è nel carcere reggiano della Pulce.

Il 26 maggio 2014 una lettera anonima arrivò alla Procura di Parigi: la missiva faceva riferimento a vent’anni di affari di Ruffini nel mondo dell’arte, citando vendite di quadri attribuiti a grandi maestri (Orazio Gentileschi, Luca Cranach, Parmigianino, Brueghel il Giovane, Frans Hals e altri), alcuni dei quali poi sequestrati. Per presunte “croste” spacciate per originali finirono nei guai tre reggiani: Giuliano e il figlio Mathieu Ruffini, come “menti”, e il pittore montecchiese 61enne Lino Frongia.

Il 14 luglio 2019 Parigi spiccò un mandato di cattura europeo, con relativa richiesta di estradizione, per Ruffini padre (non per Mathieu) e per Frongia . Estradizione “congelata” dalla Corte d’Appello di Milano perché pendeva un processo per evasione fiscale (da 6 milioni di euro) al tribunale di Reggio, conclusosi in aprile con un’assoluzione. Nel frattempo è proseguito l’iter di estradizione ed è diventato definitivo il provvedimento della Corte d’Appello di Milano del 4 marzo 2020. Ma finora, mentre i media d’Oltralpe si chiedevano che fine avesse fatto il “fantasma” Ruffini, quest’ultimo circolava a Vetto.

«All’epoca, quando aveva saputo del mandato di arresto, il mio cliente si era presentato in Procura a Milano; tant’è che gli era stato applicato l’obbligo di firma a Castelnovo Monti, poi revocato – ha detto l’avvocato De Belvis –. Se lui avesse saputo di essere ricercato si sarebbe presentato, così come ha fatto la prima volta: la sua condotta è stata lineare e collaborativa. Preciso che Ruffini non è un mercante d’arte: una sentenza attesta che lui non ha mai avuto una società dedita al commercio di opere. Né è un fantasma: è sempre stato nella casa del figlio a Vetto». Senza contare, ha concluso il legale, che «il processo francese, risalente a otto anni fa, non è mai partito».


 

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