Nel Reggiano 25 incidenti mortali: nove vittime su dieci sono maschi
I dati Aci relativi al 2021: crescono sia i sinistri totali sia il numero dei feriti
Reggio Emilia Più di quattro incidenti al giorno. Un morto ogni due settimane.
I numeri sui sinistri nel Reggiano spronano a guidare con prudenza. Oggi è la Giornata mondiale del ricordo delle vittime della strada.
I dati fotografati dall’Automobile club d’Italia (Aci) fanno segnare un aumento in tutti gli indicatori.
I morti sono aumentati dai diciannove del 2020 ai ventisei del 2021: uno ogni due settimane. Nello stesso arco temporale, sono cresciuti gli incidenti mortali (da 19 a 25), i sinistri complessivi (da 1.202 a 1.548) e i feriti (da 1.599 a 1.998).
In pratica, lo scorso anno si sono registrati quasi quattrocento feriti in più del 2020 (399 per l’esattezza), con un media di oltre cinque feriti ogni giorno.
Gli incidenti mortali hanno un genere: in 24 dei 25 incidenti mortali la vittima è un uomo, soprattutto tra i 30 e i 54 anni (undici decessi).
Allo stesso modo, i feriti sono soprattutto uomini in tutte le fasce di età (minori compresi) con un picco di 542 casi sempre tra i 30 e i 54 anni. Tre morti erano pedoni, due passeggeri, tutti gli altri guidavano al momento dell’impatto fatale.
Gli incidenti mortali hanno avuto luoghi ben precisi nel Reggiano durante lo scorso anno: le strade urbane (otto casi) ed extraurbane secondarie (altrettanti) risultano ben più pericolose, numeri alla mano, delle strade extraurbane principali (quattro decessi) e delle autostrade (tre schianti fatali).
La tipologia più diffusa di incidenti è quella dei tamponamenti (28,69 per cento), seguita dagli impatti sia sul fronte sia su un lato delle vetture (27,89 per cento). Gli scontri frontali (7,97 per cento) sono minori delle uscite di strada (13,94 per cento).
Per sensibilizzare sul tema, il presidente del Consiglio comunale Matteo Iori ha pubblicato un video sulla propria pagina di YouTube.
Iori pone l’attenzione su diversi fattori di rischio, tra cui il cellulare alla guida e il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza.
In tal caso, la fonte passa dall’Aci all’Anas. L’ex Azienda nazionale autonoma delle strade ha pubblicato nel novembre 2021 i risultati su un monitoraggio sugli stili di guida a bordo.
Nello specifico, gli italiani al volante (almeno quelli osservati) utilizzano il cellulare impropriamente nel 12,41 per cento dei casi.
Il 28,38 per cento dei conducenti non indossa le cinture di sicurezza. La percentuale sale al 31,87 per cento per i “co-piloti”, ovvero i passeggeri ai sedili anteriori. Chi prende posto nei sedili posteriori non le utilizza nell’80,12 per cento dei casi. Nessun problema? Mica tanto: il decreto legislativo 150/2006 le ha rese obbligatorie, in sintonia con l’Unione Europea.
«Siamo fra i peggiori in Europa per questa stupida abitudine – ammonisce Iori –. Stupida perché senza cintura si muore, venendo sbalzati fuori. Avere un incidente a cinquanta chilometri orari ha una forza d’impatto come quella che si ha cadendo dal terzo piano».
Nel filmato il presidente del Consiglio comunale cita un video dell’Aci che mostra proprio le conseguenze di un impatto del genere.
Nel video, un’auto è sollevata a un’altezza di nove metri e settantacinque centimetri dal suolo con una gru e poi lasciata cadere al suolo.
«Forse ora capite meglio perché senza cinture si viene sbalzati fuori», commenta il presidente del Consiglio, “sdoppiato” in quattro.
Iori riprende la pellicola del 1996 con Michael Keaton e Andie MacDowell per rendere più accattivante il messaggio sul proprio filmato.
«Incredibilmente ci sono ancora tanti genitori che non mettono le cinture di sicurezza ai figli», prosegue Iori in versione di conduttore.
Il dato dell’Anas è indicativo: il 49,47 per cento dei partecipanti al monitoraggio (praticamente uno ogni due) non utilizzava i dispositivi di ritenuta per i bambini.
«Fa i capricci? Allora è un valido motivo per non legarlo – sferza il presidente del Consiglio comunale –. Perché non lo metti sul tettuccio dell’auto, così fa Superman? Forse non ti è chiaro che se fai un incidente o se qualcuno ti viene contro a cinquanta chilometri orari e tuo figlio non è legato molto probabilmente muore».
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