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Autori in prestito: il decano degli slavisti sale in cattedra

Autori in prestito: il decano degli slavisti sale in cattedra

Guido Carpi sarà ospite alle 21 di lunedì 21 novembre a Palazzo Bentivoglio

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Gualtieri Guido Carpi, ordinario di Letteratura russa all’Università di Napoli “L'Orientale” e autore di numerosi saggi su Dostoevskij sarà a palazzo Bentivoglio di Gualtieri (alle 21 di lunedì 21 novembre)  ospite della rassegna Autori in prestito, promossa dall’Arci e curata da Paolo Nori. Il decano degli slavisti italiani, proprio come prevede il ciclo di incontri, nella Sala dei Falegnami parlerà delle opere che l’hanno portato sulla strada della professione.

Carpi è autore di numerosi saggi su Dostoevskij e, fra l’altro, di una “Storia della letteratura russa” in due volumi, Carocci, 2010 e 2016, di una “Storia del marxismo russo”, 2016, in lingua russa, della monografia “Russia 1917: Un anno rivoluzionario” Carocci, 2017. Come ogni edizione di Autori in prestito, anche questa dodicesima rassegna sarà caratterizzata da un tema guida.

Ovvero un titolo che rappresenta il punto di partenza per autori e pubblico per avvicinarsi ai percorsi che vorranno di volta in volta proporre in base alle opere consigliate. «La cosa che mi piace di più – scrive Nori – da quando son piccolo, è leggere dei libri. E nei libri che leggo, una cosa strana, mi colpiscono anche delle frasi semplicissime, per esempio nello Straniero di Camus, quando lui arriva nell’ospizio dove è appena morta sua madre, gli offrono un caffelatte e lui lo beve e poi scrive “Le cafè au lait était bon”, Il caffelatte era buono.

Oppure nella Nausea, di Sartre, il protagonista che dice “Il ne faut pas avoir peur”, Non bisogna avere paura. Ero giovane, quando li ho letti per la prima volta, e avevo così bisogno, di quei libri lì, avevo così sete, di cose semplici e illuminate bene, e ne ho trovate, un po’. Ai partecipanti a Autori in prestito, anche quest’anno chiediamo di raccontare i libri, le opere d’arte, le musiche, i film che li hanno stupefatti e gli autori che hanno detto loro questa cosa: che non erano gli unici, a essere da soli».

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