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In tanti alla commemorazione di Cecilia

In tanti alla commemorazione di Cecilia

L’iniziativa di Nondasola alla Polveriera a un anno dal femminicidio

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Reggio Emilia La madre Dina, la sorella Carmen, esponenti delle istituzioni (dall’assessore comunale alle Pari opportunità, Annalisa Rabitti, alla commissione Parità della Regione Emilia Romagna, con il presidente Federico Amico), tanti tantissimi cittadini si sono ritrovati ieri al Parco della Polveriera per la commemorazione di Juana Cecilia Hazana Loayza, uccisa nella notte tra il 19 e il 20 novembre 2021.

L’associazione Nondasola si è costituita parte civile nel processo che è iniziato il 7 ottobre scorso e ieri pomeriggio, a un anno dal femminicidio, ha organizzato con Non Una Di Meno un’iniziativa aperta a tutta la cittadinanza.

Dina, stretta in un cappotto bianco e abbracciata all’altra figlia, Carmen, non ha distolto gli occhi un attimo dalla grande fotografia di Cecilia circondata da fiori, biglietti, striscioni, slogan. Perché questo non succeda più.

La sorella Carmen, tra le lacrime, ha trovato la forza di parlare, aiutata da un traduttore: «Voglio ringraziare tutte le persone che sono qui – ha detto – e che sono state vicine a mia mamma e alla nostra famiglia in questo anno difficilissimo. Mia sorella mi manca tanto, per me è stata come una madre, e penso che nessuna persona meriti di morire così. E ancora grazie a tutti... sentiamo la vicinanza e l’amore che ci circonda».

«Abbiamo cercato di trasformare la nostra rabbia per la morte di Cecilia – ha sottolineato nel suo intervento Carla Ruffini di Non Una Di Meno – in protesta e impegno politico. Abbiamo incontrato Dina e proprio lei ci ha dato la forza per lottare contro quello che succede quasi ogni giorno, in tutto il mondo. Vogliamo gridare sempre più forte insieme a Dina e alle altre donne coraggio che ci affiancano. Questo è il momento di essere tante e coese. Il tempo del dolore è finito, anche se sarà per sempre nel nostro cuore... ma ora dobbiamo prepararci a una lotta che sarà sempre più dura perché ci aspettiamo una giustizia vera e ci batteremo fino all’ultimo per questo. Se non abbatteremo il patriarcato – la conclusione di Carla Ruffini – tutto questo continuerà a succedere».

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