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Il giallo di Novellara

Saman, oltre 10mila firme per darle la cittadinanza

Saman, oltre 10mila firme per darle la cittadinanza

La massiccia risposta all’appello del giornalista tv pakistano Ejaz a Comuni ed associazioni

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Novellara Ha superato oggi le 10mila adesioni la petizione online lanciata dal giornalista pakistano Ahmad Ejaz, per chiedere il conferimento della cittadinanza italiana onoraria (postuma) a Saman Abbas.

«Saman deve avere la cittadinanza italiana postuma. È stata una ragazza genuina e coraggiosa che si è battuta non solo per i suoi diritti ma anche per quelli dei figli nati da famiglie straniere che, come la sua, faticano a mettere da parte le tradizioni, e più in generale per i quasi due milioni di giovani che lo Stato non riconosce cittadini italiani».

Così, affidando il suo appello all'agenzia Dire, Ahmad Ejaz, giornalista di origini pakistane, tra i consulenti di cui si è avvalsa la trasmissione “Chi l'ha visto?” per far luce sull'omicidio di Saman Abbas, aveva dato il là alla sua iniziativa, partita qualche giorno fa, dopo il ritrovamento di resti umani nelle campagne di Novellara da cui Saman è scomparsa nella notte tra il 30 aprile e l'1 maggio 2021. Il corpo è stato ritrovato su indicazione dello zio Danish Hasnain, in carcere a Reggio con l’accusa di avere compiuto materialmente il delitto.

Il lavoro di consulenza ha portato il cronista a entrare in contatto con la vita e le conversazioni private della giovane.

«Aveva una voce genuina, ingenua, utilizzava un urdu raffinato. Mi ha ricordato mia figlia» dice Ejaz. «Ma oggi non ha nessuno al mondo: lo zio Danish Hasnain l'ha uccisa con la partecipazione dei genitori e l'approvazione degli altri parenti in Pakistan e in Francia. Il fidanzato Saquib, anche lui pakistano, ha dovuto ritirarsi come parte civile del processo perché teme per la sua incolumità. Resta il Comune di Novellara. Ma oltre al processo, faccio appello alle associazioni e ai Comuni per invocare la cittadinanza italiana onoraria per Saman».

A sostegno del suo appello, il giornalista ricorda che Saman è scomparsa quando ha deciso di lasciare la struttura per donne vittime di violenza in cui si era rifugiata per tornare a casa a prendere i documenti. «Le servivano –continua Ejaz –per sposare Saquib. Si trattava del permesso di soggiorno, che tra l'altro era in scadenza».

Il giornalista continua: «Alle istituzioni chiedo anche di non cedere sull'estradizione dei genitori, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen: il governo del Pakistan ha acconsentito a rimandare in Italia il padre, ma sarà difficile che rimandi indietro la madre, perché la giustizia è restia ad estradare le donne. Ecco perché sono partiti».

Inoltre, se il padre e il cognato – l'uomo forte che dal Pakistan ordinò che la giovane pagasse con la vita – saranno condannati da un giudice in Pakistan, «esiste l'istituto del perdono da parte dei genitori: insomma la madre potrebbe perdonare il marito e il fratello per l’omicidio della figlia e farli uscire».

Ejaz spiega che in Pakistan «le leggi ci sono, perché si stanno facendo tanti sforzi per superare pratiche come il delitto d'onore o la “cessione” di due donne dalla famiglia accusata di aver ucciso un proprio parente maschio». Il problema «è la giustizia, che è debole, al contrario della polizia e delle tradizioni. Ad esempio, si può scarcerare qualcuno pagando tangenti. Lo zio di Saman poi è un alto funzionario di polizia. Insomma non è difficile immaginare che se l'Italia si accontenta di aver ritrovato il corpo, condanna il caso di questa ragazza all’impunità».l

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