«Rientro dal Togo con il desiderio di proseguire i progetti d’aiuto»
Il medico-missionario Enrico Spallanzani: «Non dimentichiamoci di loro»
Rubiera Ogni viaggio porta con sé tante emozioni e ricordi. E di questo Enrico Spallanzani, medico odontoiatra rubierese, si reputa davvero colmo.
È tornato domenica 20 novembre, dopo aver vissuto assieme a Gianfranco Mirri di Imola, Lucia Amidei di Vignola, Stefania e Enrica Romanelli di Foligno, Federica Laghi di Faenza e Monica Padovani di Fontanelice – membri dell’Aviat, associazione volontari italiani amici del Togo – una missione umanitaria nel paese africano, uno dei più poveri del mondo. Non esiste la sanità in Togo, e il dottor Spallanzani, con la sua forza d’animo e il suo cuore nobile, con gli amici e colleghi ha prestato assistenza sanitaria a più di mille persone.
La Gazzetta di Reggio lo aveva contattato una volta arrivato in Togo. «È molto più quello che ricevo da queste persone di quello che do», ci aveva raccontato il 5 novembre scorso. E il rientro alla vita di tutti giorni, nella sua Rubiera, è un rientro difficile che porta con sé tanti punti di domanda.
«Quando torni da queste esperienze – confessa il medico rientrato a Rubiera – bisogna dare risposte concrete alle promesse fatte, ai progetti messi in cantiere, perché noi torniamo a casa, nelle nostre quotidianità fatte di tanto superfluo, e il rischio è di dimenticarci della sofferenza e della povertà che abbiamo incontrato. Siamo tutti stanchi. Ma nonostante tutto siamo contenti, e direi soddisfatti, per tutte le cose che abbiamo realizzato, e vogliamo dare loro continuità».
Ma c’è anche un ringraziamento particolare che il medico ha voluto fare: «Grazie anche a voi della Gazzetta – afferma – molti hanno potuto conoscere la mia missione da volontario Aviat, e sono arrivate donazioni di circa 10mila euro da diversi amici rubieresi e reggiani».
Una cifra importante che va a finanziare progetti umanitari ed economici che mirano a rendere un po’ meno complicata la vita di un popolo meno fortunato di noi».
Il cuore dei reggiani, in particolare di un rubierese che ha voluto restare anonimo, si dimostra ancora una volta grande. «Un amico di Rubiera mi ha contattato dopo aver letto l’articolo del 5 novembre, chiedendomi informazioni su come donare. Ha voluto donare 4mila euro per la realizzazione di un pozzo in un villaggio del Togo».
Queste sono le cose di cui si ha più bisogno: nuovi pozzi, cure mediche, cibo per bambini denutriti, la realizzazione del progetto scuola al “Villaggio della Gioia”, per garantire a circa 40 bambini la possibilità di frequentare una scuola privata, nella quale possa essere garantita una migliore preparazione.
Proprio al “Villaggio della Gioia” si respira aria reggiana. Oltre a suor Betta, infatti, a gestire il villaggio è Paolo Zarantonello, un agricoltore di Novellara che da 20 anni va in Togo e continua a fare opere strutturali finanziando il villaggio.
Mentre si prepara per la prossima missione umanitaria, il medico rubierese si pone altri interrogativi. «Tornando alla vita quotidiana in Italia, ci chiediamo se vale la pena fare tutto questo se poi non sai, una volta che te ne sei andato dal villaggio, che sorte spetta a quei poveri esseri viventi. Una risposta non c’è ma, come dice suor Betta, l’Africa non la salviamo noi, ma non possiamo non essere qui a portare il nostro contributo».
Non ha mai voluto divulgare le sue esperienze, e su questo Spallanzani precisa: «Ho fatto 6 missioni in Perù, 4 in Ghana e non ho mai divulgato la cosa, ma mi sono reso conto, grazie ai commenti, che è giusto che pubblicizziamo il bene, che possiamo riconoscere e portare testimonianza di quanto siamo stati fortunati a nascere in questa parte del mondo. Però dobbiamo cercare di restituire quello che possiamo di questa fortuna a coloro che, invece, normalmente vivono in condizioni disperate».
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