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Il giallo di Novellara

Saman, il corpo resta lì: serviranno giorni per il recupero

Ambra Prati
Saman, il corpo resta lì: serviranno giorni per il recupero

Complesso l'iter per rimuoverlo. La Procura accelera i tempi. I resti sono costantemente sorvegliati

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Novellara Quel che resta della povera Saman Abbas è ancora sotto il rudere, piantonato notte e giorno dai carabinieri. Perfino il recupero del corpo, finalmente trovato dopo un anno e mezzo, si presenta in un contesto inedito. La Procura ha depositato ieri la richiesta di incidente probatorio urgente, che la Corte ha già accolto avviando l’iter procedurale. Si tratta di un iter non immediato: potrebbero volerci alcuni giorni. Allo studio una strategia per poter procedere in tempi rapidi.

È la prima volta che viene richiesto un incidente probatorio urgente a ridosso dell’Assise. «Non ricordo un caso simile a Reggio Emilia, che ne abbia memoria», ha commentato il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Emilia, Enrico Della Capanna.

Il ritrovamento dei resti della ragazza di 18 anni, scomparsa nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio 2021, quando tornò a casa per riavere il suo passaporto, è sempre più ricco di colpi di scena e di imprevisti.

Saman è stata uccisa dai familiari – i due cugini Ikram Ijaz e Nomanoulhaq Nomanoulhaq, lo zio Danish Hashain e i genitori Shabbar Abbas e Nazia Shaeen, quest’ultima l’unica ancora latitante – perché si opponeva a un matrimonio combinato in Pakistan per inseguire il sogno d’amore con il fidanzato segreto. Le ricerche della ragazza sono proseguite per mesi scandagliando vari chilometri quadrati, fino alla svolta di venerdì scorso, quando lo zio Danish ha indicato dove si trovava il corpo, seppellito in un sacco nero oltre 2 metri sotto terra in un rudere a 500 metri dalla casa degli Abbas. La scoperta del cadavere, se da una parte fornisce un elemento fondamentale per l’accusa, dall’altra pone una questione procedurale inusuale. Come ha spiegato il procuratore capo di Reggio Emilia, Gaetano Calogero Paci, la scoperta è avvenuta «in una fase in cui è già stata esercitata l’azione penale: siamo di fronte alla Corte d’Assise. Affinché i resti vengano recuperati, rilevati e sottoposti ad analisi, occorre una richiesta di incidente probatorio urgente».

Il riferimento è all’articolo 467 del codice penale, che disciplina gli “Atti urgenti”. Poiché siamo già in fase di giudizio – è stato disposto il rinvio a giudizio dei cinque imputato, all’epoca con i genitori latitanti e in assenza del cadavere; oggi con la vittima, e solo la madre che manca all’appello – il fascicolo per il dibattimento con i verbali degli atti compiuti è stato depositato in Corte d’Assise. Questo fa sì che la competenza spetti alla giuria popolare, nominata ma mai riunitasi, visto che il processo si aprirà il 10 febbraio prossimo. L’articolo 467 prevede che, nel caso in cui si verifichino situazioni che richiedano provvedimenti urgenti, l’eventuale «richiesta sull’assunzione di prove non rinviabili» spetta al presidente del tribunale o al presidente della Corte d’Assise, che in questo caso coincidono in un’unica persona, la dottoressa Cristina Beretti, presidente del tribunale e presidente dell’Assise, dove sarà affiancata dal giudice Michela Caputo.

Ieri mattina il pm Laura Galli, titolare dell’intricata inchiesta, ha depositato la richiesta riguardante sia l’estrazione del corpo ai fini dell’autopsia, sia la perizia medico-legale. Tra l’altro, per estrarre i resti si dovrà procedere con particolare accortezza: è passato parecchio tempo, il cadavere rischia di essere compromesso; senza contare il rischio di crolli della struttura. La richiesta del pm è stata subito accolta dalla Corte, ma c’è un obbligo: «Al pubblico ministero, alla persona offesa e ai difensori deve essere dato avviso dell’ora, del giorno e del luogo stabiliti per il compimento dell’atto. La mancata comunicazione determina l’inutizzabilità delle prove acquisite». Si tratta di una forma di tutela per gli imputati, che potranno nominare un perito di parte. Tra gli imputati c’è il padre Shabbar, detenuto in Pakistan, giovedì comparirà davanti al giudice di Islamabad. La notifica dovrà essere trasmessa (tradotta) anche a lui.

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