«Abusi sessuali sulla figlia» Operaio 47enne a processo
Indagine chiusa dalla pm Pantani, da luglio il padre è in cella
Reggio Emilia L’arresto a fine luglio con un’accusa pesantissima – avere maltrattato e abusato sessualmente della figlia, ora maggiorenne, più volte per due anni – e nel frattempo sono accadute molte cose sul piano giudiziario: il Riesame di Bologna che boccia la richiesta di scarcerazione (quindi l’operaio 47enne è in cella da quasi 4 mesi), la pm Maria Rita Pantani (titolare del fascicolo) che ha chiuso l’inchiesta disponendo il giudizio immediato, il processo ormai in arrivo davanti al gup Silvia Guareschi e che potrebbe tenersi con un rito diverso, come è nelle intenzioni dell’avvocato difensore Mattia Fontanesi (punta sul rito abbreviato, ma legato alle deposizioni della figlia accusatrice e della madre) e su cui si esprimerà il giudice nell’udienza preliminare. Secondo il racconto della ragazza, che ora ha diciannove anni – ne compirà venti in settembre – il padre, che era solito picchiarla, l’avrebbe costretta ad atti sessuali da quando lei aveva diciassette anni. Abusi protratti nel tempo, che la figlia non ha mai rivelato; finché non ha più sopportato la sofferenza e il peso di quella situazione.
Il racconto della ragazza è stato ritenuto credibile dagli inquirenti, che hanno fatto scattare le manette ai polsi del genitore.
Quest’ultimo deve rispondere di due reati: maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale aggravata (le aggravanti consistono nella minore età della vittima e nel vincolo di sangue).
L’imputato nega con decisione, nessun altro congiunto si sarebbe accorto delle attenzioni morbose e gli episodi si inserirebbero all’interno di una situazione familiare conflittuale.
In agosto, nell’interrogatorio di garanzia, il 47enne ha negato con forza, dichiarandosi innocente e affermando di non aver mai commesso atti del genere. Pare che nessun altro familiare, nemmeno la madre della giovane, abbia intercettato segnali dei presunti abusi.
La denuncia, da parte della figlia era stata trattata con l’urgenza che si riserva al cosiddetto Codice rosso, la corsia preferenziale che impone alle autorità e alla magistratura di intervenire nel giro di cinque giorni a tutela delle fasce deboli (in particolare donne e minori). l
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