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Sono 4.500 i tumori all’anno Un terzo è alla mammella

Serena Arbizzi
Sono 4.500 i tumori all’anno Un terzo è alla mammella

La dottoressa Mangone: «Non sempre il Covid ha ritardato le diagnosi»

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Reggio Emilia Il 2020, l’anno in cui è esplosa la pandemia, non ha sempre coinciso con un ritardo delle diagnosi e un conseguente calo statistico del numero dei tumori.

A dirlo è la dottoressa Lucia Mangone, responsabile del Registro tumori dell’Ausl reggiana, nello studio sull’incidenza del Covid sui tumori, unico in Italia, e ieri a margine del settimo congresso internazionale di oncologia che presenta le novità più avanzate a livello mondiale in termini di terapie tumorali e che continua oggi al Centro Loris Malaguzzi.

Dottoressa Mangone, quali risultati ha consegnato lo studio?

«Due anni di Covid e lockdown hanno spaventato molto: si è tanto discusso sul fatto che ci sia stato un ritardo delle diagnosi e che questo avrebbe comportato uno shift, ossia una deviazione, verso forme più avanzate. Non è stato sempre così. Nel 2020, a Reggio Emilia, si è notato un calo dei tumori a prostata e pelle, ma non dei tumori alla mammella, uno dei più rilevanti, perché rappresenta un terzo dei tumori femminili. Nel 2020 non solo nessun calo dei tumori ma nessun calo delle forme precoci: il tumore alla mammella ha manifestato un 56 percento di stadio primo, significa un tumore molto piccolo che si traduce con percentuali di sopravvivenza a cinque anni del 100 per cento. I dati sono già pubblicati su riviste scientifiche internazionali, ora li diffonderemo alla popolazione».

Parlando di tumori in generale, a Reggio Emilia quali sono le patologie con maggior incidenza sulla popolazione?

«Qui, come del resto in tutti i Paesi occidentali, quella alla mammella è la neoplasia più frequente, come detto rappresenta un terzo dei tumori femminili. Al secondo posto per le donne arriva il colon retto, mentre per la popolazione maschile il tumore più frequente è quello alla prostata, seguito dal polmone. I tumori alla mammella e alla prostata hanno una buona prognosi. La sopravvivenza è del 90 per cento a cinque anni per la mammella e, come detto, del 100 per cento per i tumori precoci. Si tratta di un dato molto importante di incoraggiamento per le donne: vuol dire che lo screening funziona. Essere di fronte a un tumore piccolo significa trovare un trattamento chirurgico adeguato. Discorso simile per la prostata, mentre la situazione è più problematica nel caso del tumore ai polmoni, in calo fra uomini, in aumento sulle donne. Il dato è legato al vizio del fumo che le ragazze continuano ad avere e su cui bisogna lavorare molto. La sopravvivenza del tumore ai polmoni non arriva al 20 per cento nella nostra provincia, come nel resto del mondo».

È possibile quantificare i dati sugli ammalati a Reggio Emilia?

«Nella nostra provincia, ogni anno, mediamente, si registrano 4.500 nuovi casi di tumore, di cui mille sono tumori della pelle. I tumori alla mammella sono 1.500 casi all’anno, 300 invece ai polmoni, circa 300 tumori alla prostata. I dati sono in linea con la regione e il nord Italia. Esistono neoplasie, come quella al colon retto, per cui l’Emilia Romagna sta scendendo in classifica in Italia: sta diventando una delle regioni a bassa incidenza. Questo grazie allo screening del colon retto. Non solo si è abbassata la mortalità, ma anche l’incidenza di questa neoplasia».

L’assessore Raffaele Donini ha annunciato la delibera per la creazione della rete di oncologia medica, quali novità potrebbe portare e quali proposte arrivano da chi lavora in campo oncologico?

«La cosa più importante è essere in una rete, ormai non siamo più un Registro provinciale, ne esiste uno regionale che copre anche l’area di Bologna, non coperta fino a qualche anno fa. Il fatto che l’incidenza dei tumore cala e che la sopravvivenza è tra le migliori è supportata dai dati. In medicina non valgono i sentimenti, i “secondo me” e i “mi sembra”: tutte le informazioni devono essere supportate da dati che devono essere attendibili, veritieri e di ottima qualità». l


 

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