Gazzetta di Reggio

Reggio

Il report

Violenze al tempo del Covid «Isolate con le nostre paure»

Chiara Cabassa
Violenze al tempo del Covid «Isolate con le nostre paure»

Testimonianze e riflessioni di chi è stata aiutata dall’Associazione Nondasola. La Casa delle Donne tra misure restrittive, lockdown, Codice rosso

6 MINUTI DI LETTURA





Reggio Emilia “La pandemia per me è stata un bene da un certo punto di vista, perché io ero in protezione e le limitazioni agli spostamenti per tutti e quindi anche per lui mi facevano sentire molto più al sicuro. Inoltre il fatto di essermene andata a ridosso della pandemia mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo. Quando ci sono state tutte le riaperture mi sono sentita meno sicura anche perché le misure restrittive erano scadute, ma pur con tutte le mie ansie mi sentivo meglio che all’inizio dell’ospitalità”. Nadia, 44 anni.

Questa è una delle testimonianze contenute nel report con cui Nondasola, nella Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, fa il punto sui due anni di pandemia vissuti come associazione e in particolare all’interno del Centro antiviolenza.

«Abbiamo pensato – spiegano dall’Associazione – che non potevamo, il 25 novembre 2022, tornare a dare dati senza fare riferimento ai dati relativi agli anni della pandemia tra misure restrittive, lockdown, chiusure e riaperture. È nella fedeltà ai presupposti politici dei centri antiviolenza femministi e alle pratiche di relazione tra donne che nasce questo report».

Confinamenti

Nel corso della pandemia si è manifestata una forte preoccupazione sociale per la sorte delle donne vittime di violenza dal partner. La coabitazione giorno e notte con l’autore di violenza, l’aumento dello stress e l’oggettiva difficoltà per le vittime di rivolgersi ai servizi dedicati per chiedere aiuto, hanno fatto ipotizzare un aumento drammatico delle violenze. «Oggi è in nostro potere dire cosa abbiamo visto, ascoltato, pensato e creativamente elaborato. All’inizio di marzo 2020, in corrispondenza dell’innalzamento della curva dei contagi, abbiamo registrato un calo di richieste di aiuto. Nell’arco dei mesi successivi si è evidenziato un andamento che ha visto un nesso tra i periodi di acuzie dell’epidemia e la contestuale diminuzione di contatti da parte di donne che ci hanno chiamato per la prima volta. Allo stesso modo, nei periodi di allentamento delle misure anticovid, si è riscontrata una esplosione di richieste d’aiuto spesso in situazioni di emergenza. Così lo raccontano le donne che hanno chiesto aiuto a Nondasola.

“All’inizio della pandemia mi sono immaginata che continuasse il supporto telefonico, non il potersi vedere, abbracciare. Io il mio percorso l’avevo iniziato a novembre, quando è iniziato il lockdown ci siamo viste e parlato solo su skype e non è stato come avere la presenza fisica. Ma è stato comunque importante poter avere quel supporto”. Giovanna, 42 anni.

“Quando sono tornata a fare i colloqui di persona, all’inizio è stato strano cambiare gli spazi, indossare la mascherina ecc, ma non ho sentito che la relazione con le operatrici abbia risentito di questi cambiamenti, il senso di accoglienza che ho percepito non era diverso da prima”. Giorgia, 52 anni.

I dati

«La collaborazione nei primi mesi del 2022 con una esperta in Scienze statistiche ci ha consentito di avere a disposizione i primi dati quantitativi, raccolti e confrontati su due periodi di riferimento: il biennio della pandemia (8 marzo 2020 – 31 dicembre 2021) e il periodo pre-pandemico (dal 2010 al 2019). Nel periodo di riferimento relativo alla pandemia 603 sono state le donne che hanno contattato il Centro antiviolenza, in linea con l’andamento degli ultimi 10 anni. I dati ci offrono una conferma su cui da tempo andiamo insistendo: la violenza maschile sulle donne, soprattutto quella agita nelle relazioni di intimità, è strutturale al sistema diseguale di rapporti tra i sessi e un evento “stra-ordinario” come la pandemia non ne ha intaccato gli aspetti più profondi. Non registriamo, nei due periodi, variazioni statisticamente significative relativamente alla provenienza delle donne che ci chiedono aiuto, alle tipologie di violenza riportate e agli autori della violenza che, nell’85% dei casi, sono legati alla donna da una relazione sentimentale. Un incremento si registra nelle violenze sessuali subite nei luoghi di lavoro nell’ordine del 6%, e dell’8% per le violenze sessuali subite da parte di amici/conoscenti».

La rete anti-violenza

Un aspetto su cui i dati raccontano un mutare di condizioni riguarda la segnalazione alle donne della possibilità di rivolgersi al centro antiviolenza, che, nei due anni di pandemia, vede un significativo incremento dei Servizi ospedalieri e delle Forze dell’ordine quali soggetti che informano maggiormente le donne. Considerandoli entrambe, nei casi di violenza fisica si passa da un 18% (pre-pandemia) a un 28%, nei casi di altri tipi di violenze (economiche, psicologiche, sessuali) la differenza si attesta su valori tra il 9% e il 7%. La stessa differenza del 9% si conferma nell’analisi dei casi delle donne accolte in situazione di emergenza durante la pandemia, che per un 25% sono state indirizzate alla Casa delle donne da Pronto soccorso, polizia e carabinieri, rispetto al 16% registrato in pre-pandemia. Ma se durante la pandemia sono aumentate le richieste di aiuto segnate dal carattere di urgenza del 3% (dall’8,4% all’11%), è sull’arco degli 11 anni (2010-2021) che questo dato trova una robustezza temporale. Il tema dell’incertezza, consegnatoci dalla pandemia, riflette il tema dell’incertezza esperita dalla donne in contesti violenti.

Codice Rosso

Il biennio della pandemia è stato caratterizzato dall’applicazione della legge 19 luglio 2019 n.69 conosciuta come Codice Rosso. “Io sono andata in ospedale perché lui mi aveva fatto male e io avevo molta paura, non sapevo che c’era la denuncia e che se tornavo a casa poi dovevo incontrare spesso l’ assistente sociale”. Fatima, 33 anni. “Il vero problema per noi, per me e mia figlia, era la denuncia partita d’ufficio che ha reso tutto più complicato e più pericoloso per me e la mia famiglia d’origine. Per fortuna l’assistente sociale lo ha capito”. Sofia, 39 anni.

“Sono molto delusa e arrabbiata. Mi sono sentita ingannata dalla polizia. Mi avevano detto che con la denuncia e il Codice Rosso sarebbe scattato subito l’ordine di protezione, ma sono passate più di due settimane e non è ancora successo niente. Io quando sono al lavoro nel bar, e poi quando mi sposto per tornare a casa ho sempre una grande paura”. Adele, 50 anni.

«L’entrata in pieno vigore del Codice rosso – spiegano da Nondsola – ha comportato la gestione di ulteriori complicanze sul piano organizzativo e, soprattutto, sul piano emotivo da parte di alcune donne».

Recluse

«Il periodo di pandemia – spiega un’operatrice – è stato per tutte e per tutti noi una circostanza in cui si è potuto provare sulla propria pelle cosa volesse dire vivere “recluse/i”. In questa situazione ognuno ha vissuto in una sorta di gabbia. Questa esperienza ci ha permesso di condividere un vissuto che le donne che subiscono violenza vivono costantemente». E ancora: «Con la pandemia una misura di parità imprevista è sopraggiunta per tutte».

“La pandemia nel nostro caso è stata una salvezza... Il fatto di essere rinchiusi per noi ci sarebbe stato comunque, pandemia o no, perché c’era la paura di mio marito. Anzi, quando la pandemia è finita le altre hanno ricominciato a uscire e noi no. Soprattutto per i bambini, vedere gli altri bambini che ricominciavano a uscire è stato brutto e difficile da capire”. Solange, 28 anni.

«Questo vissuto di isolamento – conclude l’Associazione – è stato meno sentito dalle donne ospiti in appartamenti in convivenza. La convivenza, nella “normalità”, a volte viene vissuta come un limite ma in tempo di pandemia come un privilegio».l

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google