La catenina di Saman tra i resti del cadavere dissepolto nel casolare
La salma è a Milano per i vari accertamenti autoptici Il procuratore: «Salma ben conservata, Dna prova regina»
Novellara I vestiti che quella notte Saman Abbas indossava prima di sparire sono quelli che sono stati trovati tra i resti del cadavere sepolto nel casolare fatiscente di Strada Reatino, completamente dissotterrato domenica e portato nella tarda serata a Milano, per tutti gli accertamenti medico-legali richiesti dalla Corte d’Assise, non ultimo la comparazione col Dna della 18ennne.
Certo, è questo l’esame che dichiarerà ufficialmente se quel corpo – indicato in quel sito dallo zio Danish Hasnain, nelle ultime settimane, segno della volontà di collaborare – è quello della 18enne scomparsa la notte tra il 30 aprile e il 1° maggio 2021 e per la morte della quale imputati di sequestro, omicidio e distruzione di cadavere sono i genitori, lo zio e due cugini. Ma i particolari emersi dalla fossa scavata nella nuda terra in cui è stato rinvenuto il cadavere raccontano già molto.
Come lo racconta quella catenina che Saman indossava alla caviglia e che è stata trovata in quella tomba occultata.
Il procuratore capo di Reggio Emilia, Gaetano Calogero Paci, ieri mattina parlava ai cronisti di una salma «ben conservata, considerata la profondità nella quale è stata interrata per oltre un anno e mezzo».
«Ora si tratta di verificare l’integrità degli organi interni, perché attraverso e su di essi saranno svolte le indagini di tipo autoptico per capire esattamente l’identità del corpo stesso. Certo è – ha aggiunto – che il contesto in cui corpo è stato ritrovato e anche qualche elemento peculiare già consentono di formulare una probabilità di identificazione, ma la prova regina è quella del Dna, e solo attraverso una comparazione positiva sarà possibile dire che si tratti del corpo di Saman».
Ieri la salma è stata sottoposta ai primi esami strumentali nel laboratorio di Medicina legale dell’Università di Milano, accertamenti affidati dalla Corte d’Assise del tribunale di Reggio Emilia ai periti Cristina Cattaneo e Dominic Salsarola, mentre oggi pomeriggio si procederà con l’esame esterno.
Dai primi accertamenti visivi, non ci sarebbero segni evidenti sul collo della vittima, ma con l’autopsia si cercherà di capire se effettivamente Saman possa essere stata strangolata: lo aveva raccontato, in una testimonianza raccolta in incidente probatorio, il fratello minorenne della giovane.
Gli accertamenti nella fossa che ha ospitato la salma per così tanto tempo non sono finiti. Le operazioni hanno portato anche al sequestro di qualcosa come due sacchi pieni di terra: le analisi permetteranno di accertare, ad esempio, da quanto tempo fosse stata scavata prima che venisse chiusa. Non è un dettaglio da poco, sul fronte della contestazione di premeditazione.
Cruciale in questi giorni anche l’apporto dell’opera dei vigili del fuoco di Reggio Emilia, in azione già dal 19 novembre scorso, con una prima messa in sicurezza del casolare, caratterizzato da diverse parti strutturali pericolanti.
Rimossi i materiali nella zona del possibile occultamento, gli uomini del comando di Reggio Emilia, con l’aiuto di mezzi per il movimento terra, hanno consentito all’équipe dell’archeologo forense di avvicinarsi il più possibile alla salma e di riesumare con un minuzioso lavoro manuale i resti rinvenuti. Inoltre, il supporto arrivato dai vigili del fuoco è stato anche quello dell’illuminazione del sito, con il trasferimento del cadavere avvenuto in piena notte.l
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
