False opere d’arte, Giuliano Ruffini libero per un cavillo
Il ricercato dev’essere consegnato alla Francia: invece è tornato a Vetto
Reggio Emilia Di nuovo libero, per un cavillo burocratico. Somiglia sempre di più a feuilleton a puntate la vicenda di Giuliano Ruffini, il 77enne di Vetto al centro di un intrigo internazionale legato a opere d’arte false che ha tenuto banco sui principali quotidiani francesi e inglesi.
L’esperto d’arte (l’interessato rifiuta la definizione di mercante) deve rispondere dei reati di falso, truffa e riciclaggio davanti ai magistrati di Parigi, dove però dopo anni il processo non è mai iniziato. Il 26 maggio 2014 una lettera anonima arrivò alla Procura di Parigi: la missiva faceva riferimento a vent’anni di affari di Ruffini nel mondo dell’arte, citando vendite di quadri attribuiti a grandi maestri (Orazio Gentileschi, Luca Cranach, Parmigianino, Brueghel il Giovane, Frans Hals e altri), alcuni dei quali poi sequestrati con grande scandalo. Per presunte “croste” spacciate per originali sono finiti nei guai tre reggiani: Giuliano e il figlio Mathieu Ruffini, come “menti”, e il pittore montecchiese 61enne Lino Frongia. Il 14 luglio 2019 Parigi ha spiccato un mandato di cattura europeo, con relativa richiesta di estradizione, per Ruffini padre (non per Mathieu) e per Frongia . Estradizione “congelata” dalla Corte d’Appello di Milano perché all’epoca pendeva un processo per evasione fiscale (da 6 milioni di euro) al tribunale di Reggio, conclusosi in aprile con un’assoluzione. Nel frattempo è proseguito l’iter di estradizione ed è diventato definitivo il provvedimento della Corte d’Appello di Milano del 4 marzo 2020; anche quest’ultimo non eseguito. Soltanto in seguito allo scandalo del libro di un giornalista d’Oltralpe, che si chiedeva che fine avesse fatto il “fantasma” Ruffini, il 77enne – che negli ultimi tempi ha sempre risieduto a Vetto – ha appreso di essere ricercato.
In seguito al clamore mediatico venerdì 18 novembre Ruffini, accompagnato dall’avvocato difensore Federico De Belvis, si è presentato alla stazione dei carabinieri di Castelnovo Monti, dove ha dichiarato di non sapere che sul suo capo pendeva un mandato di cattura europeo: e si è costituito. I carabinieri hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla Corte d’Appello di Milano, che ne ha disposto la detenzione fino alla consegna alla Francia. Peccato che una norma prescriva che, se non si procede all’estradizione entro dieci giorni dall’applicazione della custodia cautelare, quest’ultima decada automaticamente. La consegna non è stata eseguita: così alle ore 18 di ieri per il 77enne si sono aperte le porte del carcere della Pulce. Ruffini ha potuto far ritorno nell’abitazione di Vetto. «Il mio assistito sarà sempre reperibile presso il suo domicilio e a disposizione dell’autorità giudiziaria», ha concluso l’avvocato De Belvis.
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