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Il giallo di Novellara

Lesioni mortali e fratture ossee: cosa può rivelare il corpo di Saman

Elisa Pederzoli
Lesioni mortali e fratture ossee: cosa può rivelare il corpo di Saman

L’esperto: «Tac e risonanze possono dare risposte, ma su cadaveri datati è difficile»

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Novellara Con l’esumazione completa del corpo di Saman Abbas, le indagini sull’omicidio della 18enne di Novellara procede almeno in due direzioni. Da una parte, la Procura che, con i carabinieri, cerca sostanza per quel secondo fascicolo aperto per omicidio e distruzione di cadavere in concorso, ancora senza indagati, ma che mira ad accertare presunte altre persone coinvolte nel disegno criminale che ha portato alla morte della ragazza.

Dall’altro, gli accertamenti medico legali che ora sono in capo alla Corte d’Assiste, che ha incaricato due periti di chiara fama nazionale come l’anatomopatologa forense Cristina Cattaneo e l’archeologo forense Dominic Salsarola, entrambi dell’Università di Milano.

Acclarato che, con i resti della salma in quella fossa scavata nella zona dentro il portico della cascina di Strada Reatino, sono stati trovati indumenti e un catenina riconducibile alla giovane, che cosa potrà rivelare quel corpo rimasto così a lungo sottoterra? Lo abbiamo chiesto a Paolo Fais, professore associato del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche settore Medicina legale dell’Università di Bologna. «Rispetto all’identificazione delle cause di morte, ci sono diversi metodi utilizzati – spiega – Bisogna vedere se si riescono ad apprezzare lesioni a carico di questi resti, in particolare dei tessuti molli, che però è molto difficile poiché, visto il tempo che è passato, avranno subito un processo trasformativo che potrebbe far scambiare qualcosa che è avvenuto dopo la morte, in relazione al tempo prolungato del corpo in terra, con qualche lesioni avvenuta invece nel periodo peri morte».

È questo uno degli aspetti cruciali dell’analisi secondo Fais. «Come si fa a capire se una lesione riscontrata è vitale o post mortale? Di solito, si lavora a microscopio sui residui delle sospette lesioni, vedendo i segni di sanguinamento: se ci sono popolazioni di globuli bianchi che sono andati a colonizzare le lesioni, sono lesioni vitali. Ma è difficile in un cadavere fresco; in questo caso può essere ancora più incerto, perché si possono trovare lesioni aspecifiche». Le altre analisi riguardano i frammenti ossei: «In questo caso è più che opportuno la presenza di un antropologo forense come la professoressa Cattaneo che si occupa di cadaveri freschi, ma più che altro datati: l’esperienza della professoressa Catteneo è proprio quella di distinguere tra una lesione traumatica in vita da una avvenuta nel periodo post mortale. E in un caso come questo, nulla vieta di pensare che nelle fasi di trasporto il cadavere possa aver subito delle lesioni. Gli accertamenti che si fanno sono di tipo radiologico, come una Tac, che consente di vedere fratture che non si vedono a occhio nudo. Se ci sono resti molli attaccati alle ossa, tali indagini possono essere ancora più mirate».

In questi mesi di indagine, è stata tenuta in conto l’ipotesi che Saman sia stata strangolata. «Le strutture osteocartilaginee, a livello di collo e vertebre, sono come tessuti molli e di vasi, quelle che meglio si conservano – fa notare Paolo Fais – Si interviene con una Tac o una risonanza magnetica che consenta di caratterizzarli. Si possono trovare elementi che possono essere coerenti, ma anche in un cadavere fresco nessun dato certo: si parla di diagnosi di esclusione. A livello di organi interni, bisogna vedere cosa è rimasto e se ad esempio ci sono segni di emorragie. Ma anche in questo caso bisogna dire che è difficile con un cadavere fresco, ancora più difficile con un cadavere putrefatto. Se poi la ragazza fosse stata stordita prima con alcol o benzodiazepine si possono eseguire esami tossicologici anche su resti cadaverici. La professoressa Cattaneo farà sicuramente un ottimo lavoro».

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