Perseverance, un’altra stangata
Condanne a raffica per i reggenti dei Sarcone, dei Muto e dei Procopio. Confermato il quadro dell’accusa: 22 condannati, 2 assolti e 14 patteggiamenti
Reggio Emilia Un’altra batosta alla ’ndrangheta made in Reggio, per un conteggio complessivo di 150 anni. Non ha riservato sorprese la sentenza emessa ieri dal gup di Bologna Claudio Paris nell’ambito di Perseverance, il processo a carico della ’ndrangheta già falcidiata dagli arresti di Aemilia. Del maxi processo Perseverance è lo sviluppo investigativo (in due tranche, marzo e ottobre 2021) contro i reggenti delle famiglie Sarcone e Muto e contro i Procopio di Gualtieri: perciò tra gli imputati si ritrovano nomi stranoti, a partire dai Sarcone al completo.
Secondo gli inquirenti cutresi ’ndranghetisti della cosca emiliana che, nonostante i continui arresti, “perseveravano” nel tentare di occultare i beni, nelle false testimonianze, nella girandola di prestanome, società e fatture false.
Ieri pomeriggio, dopo un inatteso inconveniente – a causa di un black-out, che impediva agli detenuti videocollegati di seguire l’udienza, alle 13 un centinaio di avvocati ha dovuto trasferirsi armi e bagagli dall’aula bunker al tribunale di Bologna – è arrivato l’esito per 38 dei 48 imputati: 22 condanne in rito abbreviato, 2 assoluzioni e 14 patteggiamenti, oltre a una ridda di confische, misure accessorie e sostanziose provvisionali. Poiché una posizione è stata stralciata, solo nove imputati proseguiranno in ordinario. Ancora una volta il quadro accusatorio tracciato dal pm della Dda Beatrice Ronchi ha retto ed è stato confermato in pieno. Delusi gli avvocati difensori, che preannunciano una pioggia di ricorsi.
I condannati
Nel rito abbreviato, comprensivo dello sconto di un terzo, la condanna più elevata spetta a Giuseppe Sarcone Grande, 61 anni, il reggente della famiglia Sarcone: 18 anni (il pm ne aveva chiesti 20). Seguono 16 anni per Salvatore Muto, 37enne; 15 anni per Domenico Cordua; 14 anni e 4 mesi per Giuseppe Friyio; 14 anni per Salvatore Procopio, 48enne; 13 anni e 4 mesi per Giuseppe Caso; 8 anni e 8mila euro di multa ciascuno per i coniugi modenesi Alberto Alboresi e Genoveffa Colucciello; 8 anni e 8mila euro di multa per Nicolino Sarcone, il capo del clan di Bibbiano; 6 anni e 6mila euro di multa per Angelo Caforio. E ancora: 4 anni e 4 mesi per Domenico Pilato; 4 anni per Domenico Squillacioti; 4 anni per Rosario Errico Lopez; 3 anni e 10 mesi di reclusione per Alessandro Sicuri, professionista di Parma; 3 anni e 8 mesi per Gianluigi Sarcone; 3 anni e 2 mesi per Carmine Sarcone; 3 anni per Giuseppe Lazzarini; 3 anni per Domenico Sestito; 3 anni per Pier Roberto Manico; 2 anni e 4 mesi per Salvatore Rotondo; 2 anni per Giuseppe Salerno; un anno e 4 mesi per la sorella Giuseppina Sarcone (per questi ultimi due pena sospesa e non menzione nel casellario giudiziario).
Gli assolti
Le uniche assoluzioni in rito abbreviato riguardano Alessandro Basoni, 53enne consulente di Parma, e Salvatore Silipo, 45enne di Cadelbosco Sopra. «Basoni è un ragioniere commercialista incaricato di curare le pratiche autorizzative per una sala giochi a Modena; la società era già costituita e lui riteneva i committenti (uomini dei Sarcone, ndr) i reali soci», ha spiegato l’avvocato difensore Gianni Franzoni. Condannato invece l’altro colletto bianco di Parma, Sicuri, perché costituì le società. «Un buon risultato», dice l’avvocato Francesco Saggioro, difensore di Silipo, per il quale l’accusa aveva chiesto 3 anni e 4 mesi.
I patteggiamenti
I quattordici imputati che hanno scelto il patteggiamento hanno guadagnato la libertà, grazie alla sospensione condizionale la pena, ma in taluni casi hanno pagato il pegno economico con la confisca: è il caso di Rosario Falbo, per il quale è stata disposta la confisca del profitto di reato (282mila euro). Due anni per Mauro Aguzzoli, Carmine Amarante, Antonio e Gianni Floro Vito, Maddalena Santoro, Paolo e Giuseppe Vertinelli; un anno e 10 mesi a Domenico Riccelli; un anno e 6 mesi a Ferdinando Rocco Amatore e Luigi Pilato; un anno e 8 mesi per Mauro Coriani; un anno e 4 mesi a Gennaro Fumarola. Un occhio di riguardo è stato usato per il pentito di Aemilia Giuseppe Giglio: due mesi, in continuazione sulla pena precedente di sei anni.
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