In piazza per la nascita della via Emilia Bis. «Noi dimenticati dalla “città delle persone”»
Ieri mattina davanti al municipio si è radunata una settantina di manifestanti
Reggio Emilia «Il sindaco Vecchi ci ha detto con molta chiarezza e purtroppo anche con toni molto irosi e poco rispettosi di noi cittadini che il Comune di Reggio non farà il progetto definitivo della via Emilia Bis e che chiederà a Roma, al nuovo ministro Salvini, che Anas si faccia carico di tutti i passaggi della sua progettazione e realizzazione. Quanto tempo dovrà passare ancora? Quanti mandati di sindaci, presidenti di Regione, quante legislature di governo per 5,6 km di strada che rappresenta l’unica via veramente risolutiva all’inondazione di auto e camion che tutti i giorni attraversa Cella, Cadè, Gaida e Calerno?».
Sono stati duri ieri mattina in piazza Prampolini i toni di Maria Cristina Guarnieri, portavoce dei manifestanti che si sono dati appuntamento davanti al municipio per chiedere a gran voce un’accelerazione sul progetto via Emilia Bis e una via Emilia più sicura per i cittadini. «Come padre vorrei che le mie figlie si potessero spostare in bici o a piedi senza la paura di dover vivere quello che hanno vissuto i genitori di Youness», ha detto un cittadino di Cella, Roberto Olmi, riferendosi al bambino di 12 anni travolto e ucciso il 4 dicembre 2020 da un furgone nel tratto di via Emilia che attraversa il paese.
Troppi morti, dicono i manifestanti, sulla trafficata statale che attraversa questi paesi. Paesi che si sentono «dimenticati» dall’amministrazione comunale, non abbastanza importanti.
«Purtroppo come cittadini subiamo una politica i cui criteri sulla base dei quali si prendono le decisioni sono fatti soli di numeri, di interessi e di calcolo di impatto – ha denunciato la portavoce –. Non importa la qualità della vita delle persone, a maggior ragione se quelle persone sono poche migliaia. Tra Cella, Cadè, Gaida e Calernoabitano tra le 7mila e le 8mila persone: troppo poche. Troppo poche per avere diritto a godere di quella infrastruttura e per i quali la questione è urgente».
Massimo De Pietro dell’associazione Mattone su Mattone ha sottolineato che «la via Emilia non è un problema di destra o di sinistra ma di viabilità del territorio».
«Un problema da affrontare e risolvere non a Roma – ha detto – ma a Reggio Emilia. Vorrei ricordare a qualcuno che lo slogan “città delle persone” dovrebbe comprendere anche i cittadini dei nostri paesi».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
