Omicidi del ‘92, processo da rifare. Ergastolo solo per Grande Aracri
Ancora un ribaltone giudiziario su due omicidi in odore di ‘ndrangheta risalenti a ben trent’anni fa
Reggio Emilia Ancora un ribaltone giudiziario su due omicidi in odore di ’ndrangheta risalenti a ben trent’anni fa.
La Cassazione ha infatti annullato con rinvio a una diversa sezione della Corte di assise di appello di Bologna la sentenza di Aemilia ’92 che aveva condannato all'ergastolo i quattro imputati. Un cold case , con arresti arrivati nel 2017. Rimane confermato dalla Cassazione l’ergastolo per il boss Nicolino Grande Aracri, come mandante ed esecutore del delitto di Giuseppe Ruggiero a Brescello, mentre verrà valutata la sua posizione nel delitto di Nicola Vasapollo a Reggio Emilia. Vasapollo, 33enne di Cutro, fu assassinato il 21 settembre 1992 . Ruggiero, 35enne cutrese, ammazzato da uomini travestiti da carabinieri il 22 ottobre 1992. Per la Dda di Bologna al centro del processo c'è la faida tra le cosche rivali Vasapollo-Ruggiero e Dragone-Grande Aracri-Ciampà-Arena. In primo grado Grande Aracri era stato ritenuto colpevole come mandante per l'omicidio Ruggiero, mentre per l'altro delitto era stato assolto e assolti erano stati anche gli altri tre imputati. L’Assise di appello aveva in seguito accolto le ragioni della Procura generale di Bologna, rappresentata dall'attuale procuratore generale reggente Lucia Musti e dalla pm della Dda Beatrice Ronchi. E così erano stati condannati, oltre a Grande Aracri (per i due omicidi), anche Angelo Greco e Antonio Lerose (come esecutori dell’omicidio Ruggiero) nonché Antonio Ciampà (come mandante dei due delitti). Ora i quattro avranno un nuovo appello. Grande Aracri è difeso da Filippo Giunchedi, Gregorio Viscomi e Gianluca Fabbri. Greco è assistito dai legali Salvatore Staiano, Manlio Morcella e Luigi Antonio Comberiati. Per Ciampà gli avvocati Luigi Colacino e Valerio Pionello Accoretti. Infine Lerose che è tutelato dall’avvocatessa Milena Micale. Bisognerà attendere le motivazioni, ma è possibile che la Cassazione abbia valutato una violazione del principio della rinnovazione dell'istruttoria.
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