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Sciopero e presidio alla Gresmalt: «Dialogo sempre più difficile»

Adriano Arati
Sciopero e presidio alla Gresmalt: «Dialogo sempre più difficile»

Scandiano La richiesta di una cassa integrazione straordinaria è stata la molla «Il timore è che si vogliano far pagare solo ai lavoratori i problemi del periodo»

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Scandiano Oltre cento persone riunite per chiedere «una revisione dei rapporti, il ritorno al rispetto dei ruoli sindacati, condizioni di lavoro adeguate». Ha visto una mobilitazione massiccia la giornata di sciopero organizzata nella mattinata di ieri dalla Filctem Cgil davanti alla sede della ceramica Gresmalt di Iano di Scandiano, a cui aderito le maestranze dello stabilimento della frazione scandianese e dell’altro storico impianto di Viano.

Si parla di due grandi realtà produttive, in cui operano oltre duecentocinquanta persone, parte di uno dei gruppi storici del comprensorio ceramico, da sempre guidato dalla famiglia Salvarani e in grado di reggere bene l’urto delle difficilissime congiunture degli ultimi anni. Lo sciopero di otto ore, a cui hanno aderito oltre 100 persone divise fra i tre turni di attività in cui è organizzato il lavoro, è arrivato non a causa di licenziamenti bensì, spiegano i rappresentanti sindacali, «perché negli ultimi due anni c’è stato un generale e forte peggioramento delle condizioni di lavoro, non vengono rispettati i ruoli di rappresentanza e c’è poco ascolto».

La scintilla è stata generata dalla trattativa su una cassa integrazione straordinaria per una parte delle maestranze, relativa a un intervento necessario per concretizzare un investimento deciso dalla proprietà. Ma, sottolinea la segretaria provinciale della Filctem reggiana Erica Morelli, «non è questo il tema principale, tutt’altro. Questo è stato un elemento concreto, l’ultimo atto, un altro segnale dopo due anni in cui il dialogo è diventato sempre più difficile». Da qui, la decisione della protesta, con le otto ore di sciopero e l’organizzazione del presidio davanti ai cancelli della sede di Iano, acquisita dalla Gresmalt all’inizio dello scorso decennio dal gruppo Marazzi. All’ingresso si sono ritrovate quasi cento persone, raggiunte anche dal segretario regionale Filctem Simone Cavalieri, per un momento affollato e privo di particolari tensioni.

I camion per lo scarico e il carico delle merci hanno continuato a muoversi senza ostacoli, mentre i dipendenti arrivavano man mano in zona. L’amarezza, racconta un gruppo di operai impegnati a Iano da decenni, «è che non si parla di un’azienda in sofferenza, anzi. Ci sono degli investimenti, e di questo siamo contenti, hanno acquistato altri impianti, e abbiamo sempre cercato di andare incontro alla dirigenza in questo senso. Ma il timore è che si voglia far pagare solo ai lavoratori i problemi di questo periodo. L’aumento dei costi dell’energia ci sono, è chiaro, ma ci sono anche per noi, oltretutto qui le tariffe dell’energia erano bloccate per tutto il 2022 grazie ai vecchi contratti».

Lo sciopero, ricorda una ragazza, «per noi è un sacrificio non da poco, in questo momento. Nessuno rinuncia a cuor leggero a cento euro dalla busta paga, ma la situazione non è più sostenibile, non veniamo ascoltati e le condizioni di lavoro sono peggiorate sempre di più». Con timori anche per la sicurezza: «Gli incidenti possono sempre esserci, e se alle persone viene sempre chiesto di correre, senza mai una sosta, aumentando la produzione senza aumentare il personale, il rischio cresce. La produzione cresce, ci chiedono di fare sacrifici e non si assume nessuno: ci sono operatori che per andare in bagno, nel turno di otto ore, devono chiedere il cambio ai colleghi. Va bene lavorare con impegno, ma così si va oltre. Con il freddo le cose vanno un poco meglio, in estate con 40 gradi la situazione era difficilissima». Lo sciopero di ieri è stato prima di tutto «un segnale, siamo pronti a dialogare ma attendiamo un cenno. Se non otterremo riscontri, siamo pronti a continuare, ma speriamo davvero di poter dialogare, l’azienda va bene, noi non ci siamo mai tirati indietro, anche questo è difficile da accettare».l


 

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