Ricorso al presidente della Repubblica contro lo sgombero dell’Enocianina
Nuovo capitolo della battaglia legale per l’immobile destinato a diventare nuova sede della Polizia Locale
Reggio Emilia La famiglia Fornaciari non si arrende. Dopo la battaglia legale che l’ha vista protagonista contro la decisione dell’amministrazione di sgomberare i locali di via IV Novembre, occupati dall’Enocianina, l’ingegner Aldino Fornaciari ha presentato un ricorso straordinario al presidente della Repubblica. L’obiettivo è quello di chiedere “l’annullamento degli atti definitivi” conseguenti allo sgombero effettuato dall’amministrazione lo scorso 27 ottobre. In altre parole si vuole fermare la demolizione.
Il Comune ha nominato due avvocati a propria tutela per resistere in giudizio contro il ricorso al capo dello Stato che verrà instaurato davanti al Tar, sezione di Parma.
Il ricorso al presidente della Repubblica è un’iniziativa che arriva al culmina di una guerra legale fatta di più ricorsi, uno dei quali ancora pendente al Consiglio di Stato, che non ha disposto, tuttavia, la sospensione dello sgombero avvenuto nelle scorse settimane.
Lo scorso 27 ottobre in viale IV Novembre sono arrivati i carabinieri, gli agenti della polizia locale, i dirigenti e i funzionari del servizio patrimonio del Comune di Reggio Emilia, oltre all’avvocato Raffaella Pellini, insieme ad alcuni cittadini. Lo sgombero dell’Enocianina ha rappresentato un nuovo passaggio nel progetto di realizzazione della nuova sede del Comando della polizia locale, che nascerà al posto dello storico edificio occupato dall’azienda, che verrà demolito. La famiglia Fornaciari ha sempre dichiarato di vivere nei locali vicini all’Enocianina.
«Quando un immobile è abbandonato si provvede a compiere degli accertamenti – spiega l’avvocato Pellini che non rappresenta la famiglia Fornaciari nella presentazione del ricorso al presidente della Repubblica, ma la assiste nella battaglia legale contro lo sgombero forzato –. In questo caso mi chiedo che cosa abbia fatto il Comune per accertare che l’edificio sia vuoto e quali prove abbia per sostenere che non ci viva nessuno? C’è una contraddizione: il Comune va avanti in un’istruttoria fatta sulla base del presupposto che l’immobile fosse abbandonato. Ricordo, inoltre, che la famiglia viveva nell’immobile dal 1946: non si tratta di un periodo breve, quindi».
Rimane poi da chiarire la denuncia sporta dalla famiglia Fornaciari perché si approfondisca la procedura di aggiudicazione del capannone da parte di un «soggetto egiziano che risulta senza fissa dimora, al quale è andata l’indennità di esproprio. Perché non viene fatta chiarezza su questo aspetto?».
Un nuovo capitolo, dunque, si apre nella vicenda dell’Enocianina. Una tessera si aggiunge al mosaico della guerra legale tra la famiglia e l’amministrazione che, nel frattempo, procede nel tradurre in realtà il progetto del nuovo Comando della polizia locale.
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