I primi riscontri dall’autopsia C’è un taglio sulla gola di Saman
Ieri l’accertamento a Milano sulla salma della diciottenne
Novellara Una lesione evidente all’altezza della gola. Un taglio profondo. È questo il primo dettaglio che trapela da Milano, dall’esame autoptico a cui i poveri resti del cadavere trovato nella fossa scavata nella cascina di Strada Reatino, a Novellara, sono stati sottoposti ieri.
Che quel corpo sia quello di Saman Abbas – la 18enne di origine pakistana per la morte della quale sono imputati genitori, zio e cugino – non lo dice ancora la prova del Dna, ma la testimonianza del cugino Danish Hasnain che ha indicato proprio quella fossa, permettendo di trovare il cadavere dopo un anno e mezzo di ricerche, e lo dicono gli abiti trovati addosso a quel cadavere: sono gli stessi che la ragazza indossava la notte della scomparsa, tra il 30 aprile e il 1° maggio del 2021.
E che quel taglio si effettivamente la causa della morte, lo stabilirà il proseguo degli accertamenti autoptici. Finora si era sempre ipotizzato uno strangolamento. Questo primo rilievo è tenuto in altissima considerazione dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo incaricata dal tribunale di Reggio Emilia di fare la perizia insieme all’archeologo forense Dominic Salsarola. Nel laboratorio Labanof, dell’Università di Milano, le operazioni sono avvenute alla presenza degli avvocati degli imputati, delle parti civili, e dei consulenti da loro nominati. L’ispezione cadaverica si è concentrata a lungo su quella lesione, che da quello che trapela al momento non sarebbe ritenuta compatibile con uno strangolamento. Anche se è presto per avventurarsi in ulteriori interpretazioni.
Gli accertamenti saranno finalizzati a capire se è la causa della morte o se sia una lesione avvenuta in un momento successivo al decesso, magari durante il trasporto del cadavere.
Un altro particolare che trapela è l’assenza di lesioni al cranio. Che dunque farebbero escludere traumi alla testa come causa del decesso.
La perizia completa dovrà essere depositata entro il 17 febbraio prossimo. In tempo, dunque, per il processo la cui prima udienza è fissata dieci giorni prima.
Per quella data, si spera che sarà in Italia anche Shabbar Abbas, il padre di Saman arrestato solo il 15 novembre scorso, ma in Pakistan. Qui resta, in attesa che vada avanti il procedimento e quel Paese decisa per l’estradizione.
Per lui, la prossima udienza è stata fissata per il 15 dicembre.
L’udienza che era in programma già il 6 dicembre, è saltata per l’assenza di un giudice istruttore. Durante la scorsa udienza del 24 novembre erano stati consegnati al suo avvocato i documenti ricevuti dal governo italiano per studiare il caso. Nell’unica occasione in cui ha parlato, davanti al giudice, era stato per dire che la figlia era viva, che era stata presa in affidamento dai servizi sociali della Bassa. Intanto, però le prime rivelazioni del fratello, nonché zio di Saman, che hanno fatto ritrovare il cadavere, hanno cambiato decisamente lo scenario rispetto al quale l’uomo evidentemente sta ancora cercando di difendersi. Per non dover tornare in Italia ad affrontare il processo per omicidio della figlia.l
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