La confessione del figlio e la sofferenza della madre: «Ero all’oscuro di tutto»
Sino all’udienza scorsa ha creduto all’innocenza di Marco
San Martino in Rio. Ha difeso il figlio anche nella scorsa udienza, ma ora Sabrina Guidetti, 54 anni, sa che era stato Marco a stordirla con una massiccia somministrazione di benzodiazepine, per poi tagliarle le vene.
L’apprende dal suo legale al rientro in Assise, quando il figlio ha già confessato e si sta decidendo che lei non dovrà più testimoniare.
È ancora molto provata e confusa quando, in una pausa, viene avvicinata dai giornalisti: «Ero all’oscuro di questa confessione – si limita a dire – e in questo momento non me la sento di rispondere alle domande. Mi dispiace». Le fa eco l’avvocato Claudio Bassi che tutela la madre non costituitasi parte civile: «In questa fase del processo vogliamo riflettere un po’ su quanto accaduto».
Sembra ora passato un secolo dall’udienza scorsa tenutasi, invece, solo poco più di venti giorni fa, cioè quando la mamma aveva difeso a spada tratta il figlio. «Sto migliorando – aveva detto ai cronisti, tenendosi il braccio ancora dolorante –. No, non ricordo nulla di quel giorno. Tutto questo mi sembra ingiusto: considero Marco innocente al cento per cento». Una convinzione frantumatasi ieri in pochi minuti.
È rimasta poi a seguire l’intera udienza, non deve essere stato facile per lei vedere certi video che trasudano sangue, ogni tanto abbassa gli occhi, si soffia il naso, la sofferenza l’attanaglia nel rivedersi in coma, riversa sul divano, quando la morte avrebbe potuto sopraffarla.
E poi quella frase di Marco che quel giorno ai soccorritori si dice stupito che la madre venga portata in ospedale. Lui pensa al rischio che possa contrarre il Covid, non al fatto che lei era in condizioni disperate per la quantità di sostanze venefiche che aveva in corpo.
Stavolta, però, non cerca più lo sguardo del figlio, questa nuova batosta non è certo facile da digerire.
La mamma, dopo un lungo doloroso distacco, nell’ultimo periodo aveva ripreso i contatti con il figlio.
Un timido riavvicinamento che era già avvenuto nell’udienza preliminare del 13 aprile scorso, quando lei aveva ottenuto di poter salutare il figlio prima che venisse riportato in carcere.
Un momento toccante, ma nemmeno facile, dato che Marco è accusato di aver tentato di ammazzarla stordendola con benzodiazepine per poi tagliarle i polsi. Marco, dentro la “gabbia” con il vetro che lo separa dalla mamma, comunque è riuscito per pochi minuti a scambiare qualche parola, con la limitazione – al tempo – della mascherina anticovid. E la donna, con frasi affettuose («Sei nel mio cuore»), aveva voluto far presente al figlio che il loro rapporto non si è interrotto.
E nell’ultimo periodo era andata oltre, visto che ha incontrato alcune volte il figlio in carcere.
Sabrina Guidetti è stata a lungo (circa un mese) in coma in ospedale a causa del pesante avvelenamento (oltre ai polsi tagliati) per il quale è accusato il figlio. L’abitazione di via Magnanini 13 – in cui era maturato tanto orrore familiare – rimane sotto sequestro. Parere negativo da parte della pm Piera Giannusa (titolare del fascicolo) che ritiene non prospettabile ora il dissequestro della casa, perché durante il processo potrebbero innescarsi ulteriori attività probatorie da svolgersi dentro l’edificio della famiglia Eletti. l
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