Il vincitore rialza la testa dopo Wuhan: «Un’ottima organizzazione, ritornerò»
L’allenatore Ballaben: «Nettamente più forte, ma era ghiacciato al traguardo»
Reggio Emilia Wuhan. Il nome della città evoca i fantasmi della pandemia. Nella località cinese si era arrestata la corsa del vincitore di ieri: il ruandese John Hazikimana.
«John era stato terzo al Giochi militari in Cina nella città da dove è nato il Covid: Wuhan – dice l’allenatore Cesare Ballaben –. Ha poi avuto un problema a un ginocchio che lo ha costretto a stare fermo per quasi un anno. Gli abbiamo dato fiducia».
Una fiducia ripagata con la prima affermazione alla 26ª Maratona di Reggio Emilia con tanto di record dell’evento (2h12”26), mentre resiste il primato personale di 2h11”19.
«A Reggio Emilia ho trovato un’ottima organizzazione – assicura l’atleta, in forze dal gruppo sportivo Il Fiorino –. Intendo ritornare il prossimo anno».
L’allenatore e l’atletica discutono di fronte al teatro Valli. Dall’altra parte vi è viale Isonzo, intitolata al fiume che scorre nel Comune in cui Ballaben ha accolto Hazikimana: Farra, in provincia di Gorizia.
«John è andato più veloce del previsto al ventesimo chilometro – prosegue il tecnico – e si è sentito bene fino a due chilometri prima dell’arrivo. Forse avrebbe potuto fare un tempo di venti secondi più basso, ma è arrivato ghiacciato al traguardo».
Il ruandese è stato riportato ai piedi dal podio dall’albergo in cui era andato dopo essersi accovacciato ai piedi del podio, accolto da Paolo Manelli, presidente della Tricolore Sport Marathon, motore dell’evento.
«John è stato nettamente il più forte – spiega l’allenatore – ma era da tre anni che non correva una maratona».
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