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Libera va all’attacco: «Giù le mani dalle interdittive della prefettura»

Libera va all’attacco: «Giù le mani dalle interdittive della prefettura»

L’appello dell’associazione antimafia dopo le critiche della politica

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Reggio Emilia «Libera Reggio Emilia invita la politica locale e l’intera società civile ad un maggiore impegno contro la cultura mafiosa e ad una piena fiducia rispetto all’operato della Prefettura, che si è sempre mostrata disponibile e interessata alle attività di contrasto alle mafie e di monitoraggio dei beni confiscati presenti nel nostro territorio».

È l’appello che arriva dall’associazione antimafia Libera, che ha riacceso i riflettori sull’importanza delle interdittive e della White List.

Un argomento tornato d’attualità dopo quanto avvenuto a Casina, dove l’azienda dell’assessore ai Lavori pubblici di Casina, Tommaso Manfreda, è rimasta esclusa dalla White List e, ancor prima, dai temi sollevati da Antonio Ceraso, candidato a sindaco di Cutro poi eletto, nella sua visita al ristorante Violella di Fogliano, che aveva difeso «i cittadini onesti cutresi ai quali sono negati i certificati antimafia, fuori dal circuito lavorativo perché inseriti nella black list».

Due episodi distinti sui quali ora Libera interviene: «Facendo seguito alle dichiarazioni delle ultime settimane di alcuni politici, locali e non, in merito alle azioni di natura preventiva attuate dalla Prefettura di Reggio Emilia, fra cui, ultime in ordine di tempo, quelle del sindaco di Casina in merito all’esclusione dalla white list dell’azienda del proprio assessore ai Lavori pubblici, Libera Reggio Emilia intende sottolineare la forza di uno strumento come le interdittive antimafia e la necessità di attuare costantemente controlli e verifiche sulle aziende che hanno rapporti con le pubbliche amministrazioni». Per l’associazione antimafia «già diversi anni fa, l’operato del prefetto Antonella De Miro aveva dimostrato quanto il territorio reggiano avesse bisogno di un contrasto forte e preventivo al radicamento economico della ‘ndrangheta. Necessità confermata poi dalle sentenze del processo Aemilia e degli altri procedimenti, oltre che dalle relazioni della DIA, da diversi report e dalle udienze tutt’ora in corso».

Secondo Libera, «è importante ricordare che, secondo i numeri dell'Unità di Informazione Finanziaria della Banca d'Italia, nel biennio pandemico 2020-2021 Reggio Emilia è stata tra le prime quattro province del Centro e Nord Italia per numero di imprese “potenzialmente connesse a contesti di criminalità organizzata” e la stessa Prefettura, sotto la guida della dottoressa Iolanda Rolli, da luglio 2020 ad oggi ha emesso più di cento interdittive antimafia, senza mai ricevere sospensive in questo senso da parte del Tar o del Consiglio di Stato». Di qui l’appello: «Alla luce di questi dati, che collocano la provincia reggiana ai primissimi posti in Regione e tra i primi nell’intero Centro-Nord Italia per rischi legati alle infiltrazioni mafiose, Libera Reggio Emilia invita la politica locale e l’intera società civile ad un maggiore impegno contro la cultura mafiosa e ad una piena fiducia rispetto all’operato della Prefettura, che si è sempre mostrata disponibile e interessata alle attività di contrasto alle mafie e di monitoraggio dei beni confiscati presenti nel nostro territorio».

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