Benassi: «La situazione era chiara, il disastro evitabile»
Dura analisi della sindaca: alla riunione del comitato dito puntato sulle responsabilità
Brescello Rivedere le immagini della rottura dell’argine dell’Enza è sempre un grande tuffo al cuore. È con un video particolarmente emozionante che lunedì sera al Centro sociale – poco prima delle 21 – si è aperta la serata pubblica organizzata dal Comitato cittadino alluvione Lentigione, per ricordare quei tragici fatti del 2017.
A quella stessa ora, cinque anni fa, il dramma era già accaduto. La frazione brescellese si trovava invasa da milioni di metri cubi d’acqua in uno scenario apocalittico, con persone che fino a poche ore prima dormivano tranquille nel proprio letto e che sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni a bordo dei canotti o degli elicotteri dei vigili del fuoco.
La serata – introdotta dal presidente del Comitato, Edmondo Spaggiari – ha visto la partecipazione di diversi cittadini e di varie autorità, tra cui il consigliere regionale Andrea Costa, la presidente dell’Unione Bassa Reggiana Camilla Verona e il sindaco di Sorbolo Mezzani Nicola Cesari.
È toccato alla sindaca Elena Benassi ricordare lo scenario che precedette il disastro di quel giorno. «Ci sono dati inequivocabili – ha spiegato – che lasciano intendere come la situazione fosse ben chiara. Tutti gli idrometri lungo il corso dell’Enza superavano la soglia 3, tra cui Vetto, Cedogno, Guardasone, Sorbolo. E, in più, le casse di espansione a Montecchio non erano libere. Ci è stato detto che non era il caso di informare la popolazione perché l’allerta rossa avveniva di frequente. Ma quanto di frequente? Una volta nel 2016, due volte nel 2014 e una volta nel 2013. Il piano comunale di Protezione civile esisteva dal 2012, era completo e andava applicato senza se e senza ma. L’ultimo bollettino di Arpae, emesso all’una e cinquanta di quella notte, diceva che nella mattinata a Sorbolo il livello avrebbe toccato una quota tra gli 11,8 e i 12 metri. Tutti elementi, questi, che stiamo cercando di far valere in sede di processo, insieme ad una perizia tecnica. Il disastro era evitabile».
La prima cittadina ha inoltre affrontato l’argomento dei risarcimenti. Per quanto riguarda i privati cittadini, le ricognizioni hanno segnalato oltre 8 milioni di euro di danni, dei quali ne sono stati riconosciuti un milione e 751mila. Idem per quanto riguarda le attività produttive: oltre 7 milioni e 200mila euro di danni riscontrati in fase di ricognizione, per un risarcimento di un milione e 125mila euro.
«I cittadini – ha aggiunto la Benassi – si aspettano un riconoscimento dei danni anche dal processo. Il nostro Comune ha infatti risentito molto di questa situazione: tutte le nostre attività hanno subìto un importante rallentamento per fronteggiare la mole di lavoro burocratica dei risarcimenti. E lo abbiamo dovuto fare con la sola forza dei nostri dipendenti, perché nonostante le richieste non è mai arrivato personale in più».
«Gli enti pubblici devono essere più bravi ad ascoltare e molto più incisivi e veloci nell’attivarsi nella prevenzione». Così ha esordito il direttore di Aipo, Meuccio Berselli, nel corso del suo intervento, durante il quale ha sottolineato l’importanza della sicurezza idraulica. «Essere più incisivi ed efficaci – ha aggiunto – vuol dire anche godere di maggior considerazione nel momento in cui si vanno a richiedere soldi. L’Enza è un caso studio perché ha al suo interno diverse problematiche. Durante l’estate rimane senz’acqua, ed è per questo che per la prima volta la Regione avvierà il percorso verso la progettazione di un invaso che consentirebbe di trattenere l’acqua per il periodo estivo, in un territorio vocato all’agricoltura. Altro tema è quello del ricordo, legato alla mancanza di ascolto, che ci deve ricordare: ogni segnalazione va ascoltata, altrimenti si amplia il distacco tra l’ente pubblico e il cittadino. Nell’Enza sono state investite molte risorse dopo il 2017 ma non basta, perché il rischio zero non esiste. Bisogna anche inventarsi qualcosa di nuovo: stiamo pensando di trovare dei players con cui ragionare per dare loro le piante che si trovano sull’Enza per fare biomassa, in modo da pagare meno l’energia e fare più manutenzione».
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