L’impianto Forsu è al rush finale. «A Gavassa un esempio nazionale»
Iren e l’amministrazione annunciano l’inaugurazione entro primavera
Reggio Emilia Biometano dai rifiuti organici. La transizione ecologica a Reggio Emilia passa dall’impianto Forsu (acronimo di Frazione organica del rifiuto solido urbano) di Iren a Gavassa che è ora al rush finale: è infatti iniziata la fase di collaudo ed entro primavera sarà inaugurato con un evento aperto alla cittadinanza. Stiamo parlando – lo ricordiamo – di un impianto all’avanguardia per trattare le frazioni organica e verde dei rifiuti e trasformarle in compost di qualità e biometano. Per dare qualche numero, a pieno regime sarà in grado di trasformare ogni anno 167mila tonnellate di rifiuti organici, sfalci e potature in 9 milioni di metri cubi di biometano (che potrà riscaldare 4.600 famiglie) e 53mila tonnellate di compost. Sostituendo i combustibili fossili con il biometano Forsu, in quegli stessi 365 giorni si risparmieranno 14mila tonnellate di CO2. Tradotto: si inquinerà meno (non per niente il ministero della Transizione ecologica prevede incentivi per la costruzione di nuovi impianti di produzione di biometano sostenibile o riconvertiti da precedenti produzioni agricole di biogas). Un piccolo passo, da parte del nostro territorio, fatto anche nella direzione di ridurre la dipendenza dell’Italia dal gas russo.
«Le vicende che stiamo vivendo a livello geopolitico – ha sottolineato l’amministratore delegato di Iren Ambiente Eugenio Bertolini – hanno messo sotto gli occhi di tutti la necessità di rendere il nostro Paese indipendente nell’approvvigionamento di gas e conseguentemente di energia. Tale scenario ci conferma che la strada intrapresa con la costruzione di questo impianto che genera biometano dai rifiuti organici è stata lungimirante».
«Da oggi tutti i rifiuti organici prodotti all’interno della provincia verranno trattati in impianti territoriali – ha dichiarato ieri Bertolini, che ha accompagnato i sindaci di Reggio Emilia Luca Vecchi e San Martino in Rio Paolo Fuccio in una visita al cantiere, aperta anche alla stampa locale –. Se prima essere sul mercato voleva dire essere condizionati dai prezzi che fissavano altri, in questo modo per i prossimi quindici anni i prezzi che verranno applicati ai cittadini per quello che riguarda il trattamento di questi materiali sono già certi e questo ci consente di dare garanzia alle amministrazioni sul contenimento dell’impatto della Tari e delle tariffe sui rifiuti sui propri territori».
Al momento sono attivate le fasi di ricezione, pretrattamento e digestione anaerobica, la sezione di ricezione e triturazione del verde, le biocelle e la sezione di upgrading del biometano, che ha iniziato a essere immesso in rete ieri, in occasione della visita. A breve saranno in piena funzionalità anche le fasi finali di maturazione e raffinazione del compost mentre sono in corso le attività di piantumazione previste all’interno del perimetro dell’area: oltre 600 alberi e 1500 arbusti.
«Questo è un investimento di portata storica che dota il nostro territorio di un impianto innovativo e rappresenta una delle operazioni più rilevanti di transizione energetica in essere in questo momento nel nostro Paese – ha sottolineato il sindaco di Reggio Luca Vecchi –. Tutto questo è frutto di un percorso fatto dalla città, dalla provincia, dal territorio perché ricordiamoci che 20 anni fa si discuteva di fare in quest’area un grande termovalorizzatore e avevamo la raccolta differenziata a meno del 40%. Da allora questo territorio ha spento il termovalorizzatore di Cavazzoli e non ne ha realizzato uno nuovo. Oggi qui completiamo la realizzazione di un impianto che prende decine di migliaia di tonnellate di rifiuti che ogni anno sono differenziati dai reggiani e invece di mandarli in discarica li trasforma in biometano, compiendo un’operazione di economia circolare come credo non ce ne siano in Italia».
«Penso che questo processo vada messo a fuoco anche con la dovuta lucidità – ha aggiunto – perché porta con sé la capacità di resistere di fronte a degli istinti conservativi e alla tentazione del “no a tutto” che se ci avesse fermato oggi ci avrebbe messo nella condizione in cui si trovano molte città italiane: senza termovalorizzatori e discariche, costrette a portare i rifiuti in giro per il mondo a costi astronomici».
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