“Nondasola” vuole costituirsi parte civile: «Solidali con Saman»
Riccò: «Il suo volere messo a silenzio»
Novellara Il processo è ancora lontano, ma il caso Saman sta scuotendo – e molto – gli animi. E c’è voglia di scendere in campo, come intende fare l’associazione “Nondasola” che nell’ultima assemblea ha deliberato l’intenzione di costituirsi parte civile nel procedimento. Lo conferma l’avvocatessa Federica Riccò che presiede a Reggio Emilia l’associazione: «La vicenda della povera Saman è emblematica di come sia stata violata, anzi schiantata e ridotta al silenzio, la libertà di autodeterminazione della persona».
Ricordiamo che dal 1995 “Nondasola” si pone come obiettivo «quello di cambiare la cultura che legittima e giustifica la violenza alle donne costruendo una nuova dimensione del rapporto fra i sessi, valorizzando la forza, l’autonomia, la soggettività femminile anche attraverso la costruzione di forme e luoghi di solidarietà fra donne di diversa provenienza, nazionalità, cultura».
Sono in corso gli esami istologici per confermare quello che l'autopsia sul corpo di Saman Abbas sembra suggerire: la giovane pakistana, scomparsa a Novellara un anno e mezzo fa, sarebbe stata uccisa per strangolamento e, quindi, morta per asfissia. Una conclusione che coinciderebbe anche con la ricostruzione fatta dagli inquirenti e al centro del processo, che comincerà il 10 febbraio e che vede imputati i genitori e altri tre familiari.
Gli esami al laboratorio Labanof dell'Università di Milano proveranno a capire anche se Saman è stata strangolata con una corda o a mani nude, anche se non sarà semplice perché il corpo, seppur integro, è saponificato dopo essere stato un anno e mezzo sotto terra e non è semplice capire a cosa sono dovute le lacerazioni dei tessuti. Quello che pare certo è che non ci sono tracce di sangue sul corpo e questo fa escludere categoricamente una morte dovuta a una ferita fatta con un'arma da taglio.
Ci sarà da capire, poi, se una ferita sul collo, può essere compatibile con una corda, quella che sarebbe stata usata per ucciderla, secondo un racconto fatto a un altro detenuto da uno dei cugini di Saman. Un'altra cosa sulla quale ormai non c'è più nessun ragionevole dubbio è che il corpo trovato il 18 novembre nei pressi del casolare di via Reatino, a poca distanza da dove la famiglia viveva, sia effettivamente della ragazza. A confermarlo sarà l’esame del Dna, ma dall’autopsia sono arrivati ulteriori dettagli (i vestiti, la folta chioma, una cavigliera, un braccialetto colorato, un paio di orecchini) che “dicono”: quel corpo è il suo.l
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