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Ucraini in fuga dalla guerra: L’abbraccio di Casa Betania

Adriano Arati
Ucraini in fuga dalla guerra: L’abbraccio di Casa Betania

La cena da Lisandret messaggio di fratellanza

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Albinea Una cena di Natale speciale per quasi cinquanta ucraini ospiti da mesi del territorio di Albinea. È andata in scena lunedì sera al ristorante Lisandret, promossa da Casa Betania, consolidata realtà solidale attiva nel paese collinare, capofila del progetto di accoglienza per chi è fuggito dalla guerra allestito ad Albinea insieme al Comune e alla Fondazione Giulia Maramotti.

Una serata vivace e affollata, con oltre cinquanta persone e i tipici piatti emiliani offerti da Maurizio Borghi, il titolare di Lisandret, storica osteria albinetana nella zona collinare che dalla Fola risale verso Regnano da poco riaperta. A condire, la torta preparata dal pasticcere reggiano Salvatore Marino, titolare di “Mente Dolce”. Fra i presenti, tanti volontari, i responsabili di Casa Betania e della Fondazione Giulia Maramotti, gli addetti del Comune, il sindaco Nico Giberti e l’assessore ai Servizi sociali Roberta Ibatici. Con loro, buona parte dei profughi assistiti tramite la rete albinetana, sistemati in dieci appartamenti fra Albinea e Vezzano, quattro messi a disposizione dalla Fondazione Maramotti, uno del Comune di Albinea, due della parrocchia di Vezzano e Montalto, uno dalla ditta Grasselli di Albinea, uno dalla stessa Casa Betania.

«Con il gruppetto che si è occupato dell’accoglienza dei profughi ucraini, ci siamo chiesti quale poteva essere un modo per farci sentire vicini ai nostri amici che ormai ospitiamo da otto mesi; non ci è venuto in mentre altro che la solita cena», raccontano i coordinatori di Casa Betania. Le belle risposte sono arrivate subito: «Ci siamo messi perciò alla ricerca di un ristorante albinetano che potesse ospitarci gratuitamente, anche per cambiare dalle solite cene preparate in parrocchia: lo abbiamo trovato al primo colpo, il ristorante “Lisandret”, ristorante storico di Albinea che da poco tempo ha riaperto dopo un lungo periodo di chiusura. Il titolare Maurizio Borghi non ha avuto indugi ad accettare di preparare una splendida cena per 55 persone. La pasticceria “Mente Dolce” di Salvatore Marino, ci ha offerto la bellissima torta con i colori dell’Ucraina». In totale, «sono 69 i profughi accolti in questi mesi, alcuni dei quali sono già rientrati, altri arrivati di recente. Abbiamo fatto il possibile per rendere la loro permanenza il più possibile accogliente e affettivamente calda». In tanti modi: «Ci siamo preoccupati di dar loro un tetto e il necessario per vivere, ma anche occasioni di fraternità, possibilità di studiare la lingua italiana, l’accompagnamento sanitario, per i documenti, l’inserimento scolastico, i campi estivi, l’inserimento nelle società sportive locali». Uno sforzo spontaneo: «È talmente tanto il dolore che queste donne con bambini si portano dietro che abbiamo cercato il modo per alleviare le loro sofferenze. Nello stile di Casa Betania, abbiamo cercato di fare in modo che ogni nucleo familiare, oltre alle educatrici, avesse un volontario, che noi chiamiamo “angelo custode”, con il quale intessere una relazione di aiuto e di vicinanza».l

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