Minacciò il maresciallo di Casalgrande: condannato
Sei mesi di carcere a Rocco Scarfone, calabrese residente a Castellarano. Nel 2016 si era scagliato contro il comandante dei carabinieri di Casalgrande
Casalgrande Aveva minacciato di morte, accusato di corruzione e offeso il comandante della stazione dei carabinieri di Casalgrande che nel dicembre del 2016 lo aveva arrestato.
Ieri il giudice Giovanni Ghini ha condannato il 62enne Rocco Scarfone, nato a Rosarno di Reggio Calabria e residente a Castellarano, a sei mesi di reclusione, oltre a pagare un risarcimento di 2500 euro e le spese legali alla parte civile. Il luogotenente Vincenzo Marano, assistito dall’avvocato Mattia Fontanesi, si è detto soddisfatto perché è stata riconosciuta la fondatezza di quanto denunciato a suo tempo.
Marano, assieme ai suoi uomini, arrestò Scarfone, allora 55enne, con i due figli per aver preso a bastonate e frustato a sangue, a Fogliano, un 23enne reggiano per riscuotere un debito di mille euro. Pochi giorni dopo l’arresto, avvenuto il 6 dicembre, i carabinieri si recarono nel carcere della Pulce per restituire alcuni effetti personali a Scarfone, che minacciò e ingiuriò il maresciallo (assente in quell’occasione) in maniera pesante, accusandolo di essere un «corrotto» e di essere stato «sul libro paga di mio fratello Dominique (detto “Mimmo”, morto durante un incendio nel 2015 in provincia di Brindisi, dove si trovava, ndr)». E non solo: Scarfone, agli uomini delle forze dell’ordine che lo ascoltavano allibiti, annunciò anche che, una volta uscito dal carcere, avrebbe «tagliato la testa» al comandante «scippandogli» il cuore dal petto e mangiandolo. Non ancora soddisfatto, minacciò anche di fare saltare in aria la caserma con una bomba. Scarfone arrivò anche a telefonare, mentre era ai domiciliari, alla segreteria del sindaco allora in carica per diffamare il maresciallo. l
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