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«La manovra attacca i poveri» In piazza cinquemila lavoratori

Serena Arbizzi
«La manovra attacca i poveri» In piazza cinquemila lavoratori

Dopo il corteo in centro la mobilitazione di Cgil e Uil approda in Prefettura I sindacati: «Tenuta sociale a rischio, la situazione può diventare esplosiva»

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Reggio Emilia «Noi non molleReMo». Con questo slogan che racchiude sia Reggio Emilia, sia Modena, oltre 5.000 lavoratori e sindacalisti provenienti dalle due province, appartenenti a Cgil e Uil, hanno manifestato per le vie del centro storico per dire no alla manovra finanziaria del governo Meloni.

La mobilitazione ha coinciso con lo sciopero generale ed è culminata davanti alla prefetta Iolanda Rolli, alla quale i segretari di Cgil di Reggio Emilia e Modena - Cristian Sesena e Daniele Dieci - e di Uil, Luigi Tollari, hanno presentato le istanze dei lavoratori. «La situazione è esplosiva sul piano sociale – afferma Cristian Sesena, segretario della Cgil reggiana –. Abbiamo ribadito la nostra preoccupazione alla prefetta. Noi siamo una forza rappresentativa, come dimostra la manifestazione di stamattina (ieri per chi legge, ndr), che si è svolta in modo corretto. La manifestazione ha raggiunto un risultato ogni oltre più rosea aspettativa, sia in termini di adesione allo sciopero, sia di partecipazione. Abbiamo compiuto un primo passo sulla strada di una mobilitazione che sarà lunga e continuerà fino a che non avremmo ottenuto risultati concreti in termini di aumento di salari, contrasto al caro vita e alla precarietà. La tenuta sociale è a rischio, ci sono segnali di tensione tra poveri e contro i poveri: servono misure che evitino le disuguaglianze, già molto forti. I lavoratori si trovano di fronte a un’inflazione al 12 per cento, un caro bollette spaventoso e persone che devono scegliere se pagare l’affitto o scaldare la casa. Questo corteo – prosegue il segretario generale della Camera del lavoro reggiana – si batte contro una legge che demonizza i poveri, fa vivere la povertà come se fosse una vergogna, mentre lo Stato ha il dovere di pensare a queste fasce sociali. La legge finanziaria è iniqua: toglie fondi alla scuola, alla sanità, che ha retto l’impatto del Covid, ma si troverebbe di fronte a un quantitativo inferiore di risorse e ciò significa privatizzazioni, liste d’attesa lunghissime. Vuol dire che chi ha i soldi salta la fila. Noi, oggi, siamo qui per conquistare la nostra primavera», conclude Sesena, parafrasando “Fischia il vento”, canto della Resistenza.

Il segretario modenese della Cgil, Daniele Dieci, sottolinea che «questa grande piazza è la risposta più bella alla legge finanziaria. Noi raccontiamo che una manovra così non la vogliamo. Noi vogliamo un Paese dove la solidarietà sia un elemento centrale. Non accettiamo una manovra che redistribuisce ricchezza a chi ha già i soldi, e la toglie a chi li dovrebbe avere».

«Non possiamo accettare un attacco a chi ha già poco continua Dieci –. Chi oggi è al governo vuole redistribuire verso l’alto, toccando le pensioni e il reddito di cittadinanza. Questo non è un disegno casuale: è l’idea di società che ha in testa chi governa. La destra è sempre stata sadica con i deboli. Saremo noi a costruire l’opposizione. La società di oggi pensa che l’educazione dei nostri figli debba passare dall’umiliazione. Che il lavoro delle donne sia sacrificabile, che la funzione delle donne sia consegnare i figli alla Patria. Noi diciamo no».

Luigi Tollari della Uil esprime dispiacere per l’assenza della Cisl e chiarisce che «chi governa adesso non rappresenta il Paese. Siamo di fronte a un’evasione fiscale di 110 miliardi. Lì devono colpire, non i pensionati che da decenni non vedono una rivalutazione. I condoni del governo sono inaccettabili. Non ci fermeremo. Se sarà necessario faremo un altro sciopero, generale, di tutte le categorie». 


 

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