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Sedici reggiane vittime di violenza ricevono il reddito di libertà

di Serena Arbizzi
Sedici reggiane vittime di violenza ricevono il reddito di libertà

Sono 34 le richieste di sostegno economico in città e in provincia

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Reggio Emilia È un assegno mensile che può arrivare fino a 400 euro e si rivela un sostegno significativo per le donne vittime di violenza che trovano il coraggio di voltare le spalle a un passato fatto di soprusi, per iniziare in autonomia, con i propri figli, una nuova vita.

Il reddito di libertà si rivela una misura efficace e conosciuta anche a Reggio Emilia. Da inizio anno, fino alla fine di ottobre, sono state 34 le domande presentate in città e provincia. Di queste domande, otto sono state accolte e finanziate con fondi nazionali per 43.200 euro e altre otto sono state sostenute tramite fondi regionali, per 38.400 euro. Tra le domande, 16 non sono state accolte e altre due sono in attesa e in corso di istruttoria.

«La misura ha riscosso molto successo – spiega l’assessora regionale alle Pari opportunità, Barbara Lori –. Eravamo certi, infatti, della necessità di questo provvedimento. In Emilia-Romagna ci sono 22 centri antiviolenza, in alcune province anche più di uno, quindi. Anche attraverso questi enti possiamo ottenere una fotografia di bisogni calata nella realtà».

La misura del reddito di libertà è attiva da poco più di un anno. «In fase iniziale si è assistito al provvedimento istitutivo – prosegue l’assessora – ma solo nel novembre 2021 è uscito il percorso operativo che ha raccordato i centri antiviolenza ai Comuni per l’inoltro all’Inps, ente che eroga la somma».

Complessivamente, in regione, sono state presentate 524 domande, 441 sono state le domande accolte: 264 sono state pagate grazie alle risorse regionali.

«Il reddito di libertà consiste in un assegno di 400 euro mensili per dodici mesi per un periodo massimo di un anno – aggiunge l’assessora Lori – Nonostante la difficoltà del periodo come confermato nel bilancio approvato dalla giunta, saranno stanziate risorse integrative rispetto alla quota parte nazionale per 1.300.000 euro».

Analizzando le varie province della regione, si scopre che Bologna ha totalizzato un numero di domande di accesso al sussidio pari a 129, per Modena sono 91.

«Dopo un anno dall’entrata in vigore il mio giudizio è che la misura funziona – conferma Lori –. Inoltre, il bisogno è molto forte. Chiediamo un’alta attenzione al governo perché i fondi siano incrementati e ottimizzati. Ad esempio l’assegno, che attualmente è di 400 euro, potrebbe essere aumentato a 600. Poi, la Regione è impegnata sul fronte dell’autonomia abitativa e finanziaria in modo stabile, al fine di aiutare le donne che escono da percorsi di violenza ad arrivare all’autodeterminazione che molto spesso riguarda anche i figli. Basti pensare che il numero di bimbi accolti nelle case rifugio è il doppio delle donne».

Inoltre, a volte, un anno non è sufficiente perché una donna vittima di violenza possa davvero diventare autonoma. Una delle soluzioni potrebbe essere, quindi, lasciare discrezionalità decisionale ai centri di violenza sulla durata del provvedimento. l


 

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