Vecchi e il futuro di Reggio Emilia: «Nel 2023 cento milioni dal Pnrr»
Il sindaco: «Dobbiamo convincere il governo a finanziare la via Emilia bis»
Reggio Emilia «Il 2023 è l’anno in cui partiranno oltre 100 milioni di euro di progetti finanziati dal Pnrr». Il Covid, la guerra in Ucraina, le bollette, il Pnrr. E poi la vittoria di Giorgia Meloni alle elezioni, con il Pd in una crisi profonda. Sono alcuni argomenti affrontati con il sindaco, Luca Vecchi, in un bilancio di fine anno.
Sindaco, un nuovo anno è alle porte. Come giudica questo 2022 per i reggiani?
«Credo che vi sia un tratto fondamentale della storia recente che non possiamo derubricare. Un anno fa, a quest’ora, erano ancora presenti significative restrizioni Covid. Sono passati poco più di due anni da quando tutto iniziò. Sembra un secolo, ma occorre non rimuovere la consapevolezza dello sforzo che un’intera comunità ha compiuto per superare questo momento della storia della città. Il 2022 è stato l’anno in cui abbiamo provato a metterci alle spalle gli anni del Covid e abbiamo accompagnato la progressiva ripartenza della città, nell’economia, nei servizi educativi e sociali, nella cultura, nello sport e nei tanti cantieri tuttora in corso».
I problemi sono tutti alle spalle?
«Mi permetta di dire una cosa che forse non è stata adeguatamente messa a fuoco. Incontro persone a volte che mi sottopongono giustamente piccoli problemi di manutenzione di quartiere: la lampada da sostituire, un asfalto da sistemare, una piccola manutenzione. Attenzione, i problemi vanno tutti affrontati ma non perdiamo le priorità. In uscita dal Covid abbiamo dovuto fare un grande investimento sulle persone. Abbiamo incontrato una più diffusa fragilità e nuovi bisogni nelle persone e nelle famiglie. Abbiamo destinato oltre 3 milioni a sostegno della non autosufficienza. Siamo passati da 1,2 a 3,7 milioni di euro di investimento annuo per il sostegno scolastico al diritto allo studio a centinaia di ragazzi con diritti speciali. Abbiamo avuto un’ulteriore crescita delle richieste di iscrizione ai nidi e abbiamo investito 1,5 milioni in più dello scorso anno creando nuovi posti. Dieci milioni di euro di maggiore spesa sociale ed educativa. È questa la cifra politica che esprime in uscita dal Covid la nostra cultura dei diritti, la vicinanza alle persone, l’investimento sui servizi alle persone che sono un tratto distintivo della nostra città».
C’è stato un momento particolare duro per l’amministrazione in questo 2022?
«Più che per l’amministrazione io parlerei della città, perché il senso del nostro lavoro si misura ogni giorno con l’intera comunità e non in senso stretto con l’attività dell’amministrazione. Il momento più difficile, a mio avviso, è quel passaggio stretto che si incrocia tra la percezione dell’uscita dal Covid e l’inizio della guerra in Ucraina. Per tante ragioni, perché la speranza di una stagione di ripartenza, di ritrovata libertà e di maggiore serenità si scontra con un fatto drammatico: la guerra, che pensavamo di aver superato, ritorna in Europa. A marzo Reggio ha compiuto uno sforzo enorme. Oltre 3.000 cittadini ucraini ospitati, prevalentemente donne e bambini. Diversi tir di aiuti organizzati e inviati rapidamente nei territori di guerra. Quella scia di solidarietà che ha attraversato il Covid è proseguita in quei momenti drammatici. È stata una bellissima pagina per Reggio. Il Console Ucraino ha voluto incontrarmi per esprimere riconoscenza all’incredibile lavoro svolto. Ma, alla pari della mobilitazione contro la guerra, l’esplosione dei costi energetici e l’impennata dell’inflazione ha colpito in eguale misura famiglie, imprese e Comuni, contribuendo a una nuova e crescente tensione sociale lungo tutto il 2022».
Il tema caldo del momento restano proprio i costi di gas ed energia. Crede che Iren e in generale le multiservizi possano fare di più?
«Abbiamo chiesto come sindaci uno sforzo importante a Iren. La decisione di erogare il “bonus energia” sul teleriscaldamento, nel 2021 e 2022 con l’estensione della fascia Isee di accesso, la concessione di dilazioni e rateazioni nei pagamenti a famiglie e imprese, il bonus da erogare alle persone anziane e fragili sono provvedimenti decisi dall’azienda su richiesta dei sindaci. D’altra parte però una cosa va detta. Iren non è un produttore ed estrattore di gas. Iren compra gas a prezzi dieci volte superiori al passato e lo distribuisce. È un errore considerare queste aziende che erogano servizi a milioni di famiglie come pericolosi speculatori. Non è così. Purtroppo il bilancio di Iren nel 2022 pagherà il prezzo di questa situazione generale. Gli utili saranno decisamente inferiori perché ascoltando i sindaci l’azienda ha restituito oltre 100 milioni di possibili guadagni nelle tasche di milioni di utenti. Avremo un risultato d’esercizio inferiore alle attese, e se questo si dovesse riversare sui dividendi erogati ai Comuni a rischio saranno purtroppo nuovamente a valle di tutti i servizi erogati dai bilanci dei Comuni».
Quali sono le tre priorità per la nostra città nel 2023?
«Con il 2023 inizia la fase finale del mio secondo mandato. Quello che posso garantire è che sarà un anno ad alta intensità progettuale, sia nei progetti che chiuderemo, sia in quelli che imposteremo per la città del futuro. Completeremo entro primavera il progetto del Ducato Estense. Dopo l’inaugurazione di viale Umberto, in pochi mesi restituiremo la riqualificazione di viale Ariosto, la Reggia e il Parco di Rivalta, il Mauriziano. È in corso di completamento del capannone 17 delle Reggiane dove troveranno sede diverse aziende e ordini professionali, un altro passaggio importante del grande lavoro fatto in quell’area. Stanno procedendo i lavori sul Mercato Coperto, che contiamo di riconsegnare alla città entro primavera e, sempre in centro, nei primi mesi del 2023 inizieranno i lavori su Piazza San Prospero. Sta proseguendo il cantiere della tangenziale Nord e della tangenziale di Rivalta. A primavera chiuderemo l’investimento Forsu a Gavassa. Il più grande progetto di transizione energetica presente oggi in Italia dove il rifiuto organico differenziato diventa energia pulita. Reggio è un cantiere del cambiamento che così non si vedeva da tanto tempo».
Cantieri su cui non sono mancate critiche di gruppi di cittadini o delle opposizioni.
«Mi permetta una considerazione, perché dopo otto anni lo possiamo dire. Reggio ha attraversato anni difficili. Ma non si è mai fermata. Ha sempre continuato a guardare al futuro. E i tanti grandi progetti che abbiamo chiuso ci consentono una considerazione. Abbiamo cambiato insieme ai reggiani la nostra città. Reggio è una città europea, pienamente calata nella contemporaneità, aperta all’innovazione economica e sociale, particolarmente migliorata nei suoi parametri green e dotata di una spiccata cultura inclusiva sui diritti delle persone. Ogni giorno incontriamo problemi, che certo non vanno negati, ma serve la consapevolezza e l’orgoglio dei reggiani di come tra mille difficoltà questa città è cambiata in dieci anni. Questo è un fatto oggettivo che non può essere soppiantato dalla “cultura del lamento” o dall’istinto del “no a tutto”. Sul futuro, chiuderemo entro primavera l’approvazione del nuovo piano urbanistico, nel 2023 presenteremo un piano importante per la casa, definiremo la strategia futura sulla transizione energetica, dobbiamo lanciare l’idea di nuove comunità energetiche. Daremo un ulteriore impulso alla crescita dell’Università. Ma soprattutto il 2023 è l’anno in cui partiranno oltre 100 milioni di euro di progetti finanziati dal Pnrr in tutti i settori, rigenerazione urbana, scuole, sport, infrastrutture. Alcuni avranno un impatto importante. Una nuova casa della salute a Ospizio. Il polo dell’infanzia al parco Ottavi. Il nuovo campo d’atletica al Campovolo, ma soprattutto dobbiamo fare uno sforzo importante, che mi auguro trovi il consenso anche delle opposizioni: convincere il governo a finanziare la via Emilia bis».
Ma secondo lei i fondi per Reggio del Pnrr arriveranno?
«I fondi sono già arrivati. Ora bisogna completare i progetti e attuare i tanti lavori. La mia preoccupazione è un’altra. La scadenza del 2026 per il completamento è insostenibile per l’Italia, non per Reggio. Prima si mette a fuoco questa complessità e meglio è per tutti. In troppi fingono di non vedere che il vero problema è questo».
Non crede che anche la nostra sanità stia attraversando un momento di crisi, rischiando di perdere il primato che ha sempre avuto?
«Guardi, proviamo a ribaltare il punto di osservazione. Nel periodo del Covid erano eroi, meritavano applausi in ogni angolo e ad ogni occasione. Ora i tecnici, i dirigenti , gli infermieri e i professionisti della sanità sono diventati tutti incapaci? È evidente che non è così. È evidente che dobbiamo fare uno sforzo: non perdere di vista la complessità di ciò che il sistema sanitario ha affrontato e sta affrontando. Serve un punto di vista obiettivo, meno emotivamente coinvolto. La nostra sanità resta ancora una della migliori del mondo. Ripeto: del mondo. Paga un prezzo di stress organizzativo, umano, perché ha attraversato una battaglia durissima, un difetto di programmazione nazionale negli anni scorsi che ha contribuito dopo il Covid ad accelerare l’emersione di problemi sulle liste d’attesa, sulla mancanza di medici, sulla riorganizzazione degli ospedali. Ma il punto è un altro».
Ovvero?
«Il Covid ci ha insegnato qualcosa? Ci aiuta a ricollocare il diritto alla salute in cima alle priorità e da lì a cogliere l’esigenza di un investimento sul servizio sanitario nazionale? O invece sta iniziando una nuova stagione di tagli e privatizzazioni. Il documento economico del governo va in questa direzione, che per me significa che il servizio sanitario nazionale è in pericolo».
A livello politico, il 2022 è l’anno di Giorgia Meloni. Come giudica la crisi del Pd?
«Abbiamo iniziato un percorso impegnativo e importante. Il congresso e la costituente ci restituirà un nuovo Pd con una identità più chiara sui temi del lavoro, della ambiente, dei diritti sociali. È normale dopo una grande sconfitta affrontare un periodo come questo ma sono altrettanto certo dell’esito. Ce la faremo. Perché l’Italia ha urgentemente bisogno di una forza politica di sinistra, progressista, capace di organizzare quotidianamente l’opposizione e di costruire gradualmente un progetto nuovo per il paese».
Non crede che anche a Reggio il Pd abbia perso terreno?
«Per la verità Reggio è l’unico ambito del Paese dove abbiamo vinto. Ricorderà bene l’Italia blu e quella striscia rossa che corrisponde alla nostra provincia. Quando si perde il contraccolpo c’è ovunque, ma qui la tenuta ci consegna la responsabilità di metterci alla testa del percorso di rinascita. È questo il nostro compito storico, e questo ciò che Reggio farà per il Paese. Dare un contributo determinante alla ripartenza della sinistra».
Sul congresso: Bonaccini, Schlein o De Micheli?
«Mi sono già espresso. Considero Stefano quello più solido, più adatto, e con l’agenda politica più adeguata per il futuro. Lo sosterrò con grande convinzione. Elly è una grande risorsa. Non mi aspettavo si candidasse nello stesso momento in cui riprendeva la tessera. Il suo sarà un contributo di allargamento, di arricchimento, comunque utile e necessario al nuovo Pd. In tutta franchezza e con il rispetto e la stima che ho di lei, non ho ancora capito la candidatura della De Micheli. C’è un fatto però che non può passare inosservato. Nel momento in cui il Pd riparte dal punto di maggiore difficoltà storica lo fa vedendo emergere il contributo di personalità che sono tutte di questa regione. Significa che il modello Bonaccini con Elly vice presidente, quello con cui abbiamo sconfitto la destra nel 2020, è l’espressione più avanzata di un Pd che esiste, aperto inclusivo e vincente».
Corre voce che dopo il mandato andrà in Regione... davvero si candiderà a presidente dell’Emilia-Romagna?
«Come credo i reggiani constatino tutti i giorni, come è accaduto anche in occasione delle candidature al Parlamento, io faccio il sindaco, il mestiere più bello e più difficile del mondo, lo sto continuando a fare con l’entusiasmo del primo giorno, credo di doverlo ai reggiani fino in fondo, alla mia città a questa straordinaria comunità. Il 2023 sarà un anno di grandi risultati e cambiamenti per la città. Io sono concentrato su questo. È un fatto di serietà. Vede, fare il sindaco, non può essere l’esito di una ambizione, ma piuttosto la conseguenza di una vocazione civile verso la tua comunità. Tutto il resto viene dopo. Si vedrà».
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