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Mancano i profili “giusti. In provincia sfumano 1.305 possibili assunzioni

Alice Benatti
Mancano i profili “giusti. In provincia sfumano 1.305 possibili assunzioni

L’imprenditore Franzini: «Punto sulle nuove generazioni ma ai colloqui non riscontro le competenze che servono»

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Reggio Emilia Il lavoro ci sarebbe (quantomeno un po’ di più), ma le aziende non scovano «profili adatti». Cresce ancora il numero di candidati introvabili dalle imprese della nostra provincia: tradotto in numeri, nel solo mese di dicembre, si parla di 1.305 possibili assunzioni mancate. Dai tecnici della sanità, dei servizi sociali e dell’istruzione a progettisti, ingegneri e tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione.

Sul fronte impiegatizio e delle professioni commerciali e dei servizi, tra i profili più difficili da reperire emergono gli operatori della cura estetica, cuochi e camerieri, operatori turistici e dell’assistenza sociale. Infine, nel segmento degli operai, si fatica a trovare operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione di edifici, conduttori di impianti nelle industrie tessili ed abbigliamento e conduttori di mezzi trasporto.

Questa la “fotografia” scattata da Unioncamere-Anpal – attraverso il Sistema informativo Excelsior – in collaborazione con l’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Reggio Emilia. Le aziende del territorio – non oggi, ma da almeno dieci anni – denunciano un disallineamento tra la formazione scolastica e quanto richiesto in termini di competenze nelle proprie realtà, sforzandosi di colmare questo gap. «Quasi mai trovo qualcuno che abbia le conoscenze fondamenti sul processo logistico o una preparazione base sulle tecniche di vendita – racconta l’imprenditore Francesco Franzini della Franzini Annibale, storica realtà reggiana leader nella distribuzione di prodotti di ferramenta e siderurgici che vede proprio negli addetti alle vendite e alla logistica la metà dei suoi lavoratori – oggi a un colloquio è veramente difficile riscontrare competenze legate agli aspetti tecnici del nostro mondo quindi alla ferramenta, più in generale al ferro, e alle attrezzature. Nel ricercare queste figure valutiamo quindi l’attitudine e l’atteggiamento della persone e poi siamo noi a formarle da zero». «Da imprenditore – sottolinea Franzini – avrei piacere se ci fossero più investimenti sulla formazione delle nuove generazioni in modo da farle arrivare più preparate a ricoprire determinati ruoli nelle aziende».

Oggi la sfida portata avanti l’imprenditore reggiano – che ha raccolto il testimone dal padre Giorgio, deceduto lo scorso anno a causa di una malattia – è assumere ragazzi giovani (25enni, soprattutto), formarli e farli crescere all’interno dell’azienda. «Spesso i ragazzi hanno la legittima aspettativa di provare più di un’esperienza – riporta Franzini – noi puntiamo a dimostrare loro che possono essere tanto fortunati da trovare l’azienda giusta al primo colpo».

Dal suo punto di osservazione, l’imprenditore reggiano nota anche che «a volte i ragazzi hanno la presunzione di arrivare velocemente in termini di carriera».

«Hanno fretta – testimonia Franzini – magari hanno studiato e pensano di arrivare subito a ricoprire determinati ruoli, non capendo però che il nostro è un mondo tecnico che non hanno imparato sui banchi di scuola».

E conclude: «Credo che per un imprenditore l’ideale sia avere in squadra giovani che abbiamo voglia di affermarsi ma umiltà di sapere che devono crescere, fare fatica e aspettare il proprio momento». 


 

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