Appaltopoli, Comune e Nidi citati per la responsabilità civile
Per Gnoni è caduto il reato di istigazione alla corruzione
Reggio Emilia Appaltopoli: sono stati citati in giudizio, come responsabili civili, il Comune di Reggio Emilia e l’Istituzione Scuole e Nidi d’Infanzia. Se finora il processo ha riguardato i singoli amministratori o funzionari pubblici, il Comune ora viene tirato per i capelli all’interno del processo: il datore di lavoro dovrà risarcire i danni in caso di condanna degli imputati dipendenti.
A citare i responsabili civili è stata l’unica parte civile del processo, la Baby & Job Srl di Roma, che si è costituita per una delle quattro gare pubbliche ritenute irregolari dalla Procura: quella dell’affidamento del nido Maramotti.
Difatti la società era stata aggiudicataria provvisoria (poi estromessa a favore del precedente gestore) del nido. Ieri l’avvocato della Baby & Job, Federico Salinari, ha formalizzato la richiesta di citazione del responsabile civile; richiesta che è stata autorizzata dal collegio giudicante (presidente Sarah Iusto, a latere Matteo Gambarati e Francesca Piergallini). Poiché gli imputati sono dipendenti di Comune e Istituzione, in caso di condanna sarà il datore di lavoro a dover rispondere in sede civile. Comune e Istituzione diventano parte del processo, limitatamente a un solo bando; nell’udienza del prossimo anno, quando si entrerà nel vivo del processo, i due enti dovranno nominare un legale. «Potrebbero anche non farlo, ma in tal caso subiranno le conseguenze del processo», hspiegato l’avvocato Salinari.
Santo Gnoni, 69 anni ora in pensione, è il trait d’union di due maxi inchieste della guardia di finanza, coordinata dai pm Valentina Salvi e Giulia Stignani, scaturite da diverse intercettazioni. Uno, definito Appaltopoli – con tanto di perquisizione in municipio –, ha scoperchiato un presunto sistema di appalti pilotati per 27 milioni di euro. Contestato l’affidamento di quattro gare pubbliche: la gestione del nido Maramotti, la sicurezza stradale (rimozione delle auto incidentate), i servizi legali e quelli di brokeraggio assicurativo, la gestione della sosta a pagamento e del trasporto scolastico. Il solo Gnoni, poi, era imputato in un processo a Parma poiché, in qualità di membro della Commissione Tributaria, nel 2013 avrebbe sollecitato una mazzetta da 15mila euro in cambio dell’accomodamento di una causa.
Il filone di Parma ora è riunito con il processo di Reggio, ma epurato per l’ex dirigente dell’istigazione alla corruzione. Gnoni rimane accusato dei reati di corruzione (per un solo episodio, la Union Brokers che gli aveva pagato la polizza assicurativa), turbata libertà degli incanti, falsità in atto pubblico e turbativa d’asta. Questi ultimi reati sono condivisi a vario titolo dalla ventina di altri imputati.
L’avvocato difensore di Gnoni, Liborio Cataliotti, ha additato la strategia difensiva.
«Ribadisco l’infondatezza delle accuse e l’inutilizzabilità delle intercettazioni disposte per la Commissione Tributaria rispetto alle accuse mosse alla pubblica amministrazione – ha detto Cataliotti –. Anche il ministro di Giustizia Nordio si è espresso in tv: le intercettazioni disposte per un reato sono utilizzabili per altro reato solo se connesso. Nel nostro processo esiste già una pronuncia del giudice Rat che esclude la connessione fra i fatti della Commissione (per i quali le intercettazioni erano state disposte) rispetto a quelli della pubblica amministrazione».
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