Il vescovo: «Laici per animare le chiese»
Il primo Natale reggiano di Morandi e le nuove sfide della diocesi: «Sperimentare la gioia di stare accanto a chi vive nella prova e nella solitudine»
Reggio Emilia L’arcivescovo Giacomo Morandi è alla guida della diocesi di Reggio Emilia - Guastalla dal marzo scorso. In prossimità del Natale ha accettato di raccontare alla Gazzetta il bilancio di questi primi mesi. «Il bilancio di questi mesi è molto positivo. Ho avuto modo di sperimentare quanto dicevo già nella prima intervista dopo la mia nomina in cui sottolineavo la vivacità di una Chiesa impegnata sotto diversi aspetti della carità e dell’evangelizzazione. Ho visitato i vicariati dove ho dato la priorità all’ascolto e all’incontro con le persone perché credo, come anche già ho sottolineato, che la via regale dell’evangelizzazione sia la relazione, l’incontro. Non mancano le difficoltà e anche le urgenze per adattare la nostra Chiesa alle nuove condizioni sociali e spirituali. In questo senso mi inserisco in un cammino di rinnovamento già intrapreso dal mio predecessore, Sua Eccellenza monsignor Massimo Camisasca».
Qual è stato il momento più bello, il più emozionante, di quest'anno?
«È difficile identificarne uno in particolare. Forse si può dire che l’apertura dell’anno pastorale del 24 settembre scorso in cui ho convocato tutto il popolo di Dio è stato un momento particolarmente coinvolgente, dove ho potuto sperimentare il desiderio e la volontà di tanti fedeli reggiani di dare il proprio contributo alla costruzione della Chiesa. Non solo la presenza di presbiteri e diaconi e religiosi, ma anche la numerosa partecipazione dei laici e delle laiche sono segni che lasciano ben sperare per il presente e il futuro dell’evangelizzazione del nostro territorio».
Qual è il ruolo dei giovani nella chiesa reggiana?
«Ritengo che il ruolo dei giovani nella Chiesa universale e non solo in quella reggiana sia quello di portare speranza e anche entusiasmo, mostrare quanto sia bello e affascinante diventare e vivere da discepoli di Cristo. In questo senso ci sono alcuni percorsi particolarmente promettenti e significativi nei quali si avverte il loro desiderio di pregare e meditare con la Parola di Dio e di essere anche coinvolti nel rinnovamento della vita cristiana delle nostre comunità. La preparazione alla GMG (Giornata Mondiale della Gioventù, ndr) sta evidenziando ancora una volta come i giovani di questa Chiesa siano pronti ad alzarsi e a mettersi in cammino insieme. Credo che sia estremamente importante coltivare e promuovere non un percorso solitario, quanto piuttosto un itinerario di comunione».
Quali sono le sfide della diocesi, dopo una pandemia che lascia strascichi importanti, una crisi economica senza precedenti e le guerre in corso?
«Come ho sottolineato anche nella lettera indirizzata alla diocesi “Un cuor solo e un’anima sola”, credo che la sfida più importante sia la testimonianza della comunione e della fraternità senza la quale le iniziative di una comunità sono private del loro fondamento. Abbiamo bisogno di partire da questa realtà per attuare un rinnovamento che passa anche attraverso la rivisitazione delle strutture ecclesiali che per tanto tempo hanno determinato la vita di tante comunità cristiane sul territorio. Credo occorra garantire con modalità diverse quella presenza capillare che un tempo era assicurata dai presbiteri. Ora è necessario pensare a nuove modalità di presenza e prossimità anche attraverso l’animazione spirituale di laici, specialmente nei confronti di alcune zone come la montagna».
Cosa augura ai fedeli reggiani, all'avvicinarsi di questo Natale?
«Il mio augurio è, come ho detto il 24 novembre nell’omelia in occasione della solennità di San Prospero, che in questo Natale possiamo sperimentare la gioia che scaturisce dal riconoscere che gli altri esistono. In fondo l’Incarnazione del Figlio di Dio mostra quanto siamo cari e preziosi agli occhi di un Dio che è Padre e dona il Figlio amato per la nostra salvezza. Da qui nasce come ovvia conseguenza che anche noi possiamo farci compagni di viaggio premurosi e attenti di tanti fratelli e sorelle che vivranno questo Natale nella prova e nella solitudine».
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