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Scoperto con la marijuana morde un dito al carabiniere

Tiziano Soresina
Scoperto con la marijuana morde un dito al carabiniere

Il 27enne, alla vista dei militari, getta lo stupefacente sotto una macchina. Durante l’arresto va in escandescenze ed è accusato anche di resistenza

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Reggio Emilia Insospettiti la Vigilia di Natale, nei pressi della stazione ferroviaria, dalle mosse di un gruppetto di persone, i carabinieri decidono d’intervenire e in quei momenti concitati avviene l’arresto del disoccupato nigeriano 27enne Priestly Joe.
Per i militari è lui che, per sfuggire all’arresto, si è subito liberato di alcuni involucri, gettandoli sotto una macchina.
Un gesto repentino, ma non sfuggito ai carabinieri che recuperano – sotto l’auto – sei involucri contenenti complessivamente otto grammi di marijuana.
In tasca il giovane straniero ha anche 270 euro, ritenuti il provento dell’attività di spaccio della “maria” durante la giornata di festa.
Un arresto che rimane turbolento e teso anche quando il nigeriano viene fatto salire sull’auto di servizio per poi condurlo negli uffici dell’Arma per i passaggi di legge.
In macchina Joe inizia a colpire il vetro della portiera posteriore destra e morde un dito al carabiniere che cerca di bloccarlo e soprattutto di calmarlo.
Momenti non facili che poi faranno scattare una seconda accusa per il 27enne, cioè resistenza a pubblico ufficiale.
Trascorso il Natale nella camera di sicurezza, il nigeriano ha affrontato ieri mattina – in tribunale – l’udienza di convalida dell’arresto davanti al giudice Matteo Gambarati.
Assistito dall’avvocato Andrea Davoli, l’arrestato non intende rispondere alle domande del magistrato giudicante. Si avvale, perciò, della facoltà di non rispondere, preferendo dare la sua versione dei fatti attraverso quelle che tecnicamente vengono definite “dichiarazioni spontanee”.
Dice di essere in regola con il permesso di soggiorno e di aver lavorato sino al 20 dicembre in una cooperativa, poi nega decisamente sia che quella droga sia sua («È stato un altro a gettare sotto la macchina la marijuana»), sia di aver opposto resistenza («Mi sono agitato in auto perché mi hanno colpito»).
Parole che non convincono granchè il giudice Gambarati, come si capisce dalle decisioni che poi prenderà.
La pm Piera Giannusa – titolare del fascicolo – chiede per il 27enne il divieto di dimora a Reggio Emilia e spunta anche il fatto che Priestly Joe ha un precedente penale specifico, cioè una condanna definitiva per droga.
L’avvocato difensore Davoli si rimette a giustizia.
Il giudice Gambarati non si muove dal solco dell’indagine: arresto convalidato e applicazione del divieto di dimora in citta.
La difesa chiede uno slittamento del processo («Vedrò di approfondire – dice poi al termine l’avvocato Davoli davanti al taccuino – le parole del mio assistito) e si tornerà in udienza fra poco meno di un mese. l
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