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Tanta tosse ma pochi sciroppi: Fcr se li produce in casa

Roberto Fontanili
Tanta tosse ma pochi sciroppi: Fcr se li produce in casa

Impennata di richieste: «Quelli per bambini li facciamo nel laboratorio»

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Reggio Emilia Non si trovano sciroppi per la tosse e prodotti per l’aerosol, così come sono diversi gli antibiotici e gli antinfiammatori ad uso pediatrico che proprio non ci sono o faticano ad arrivare con regolarità nelle farmacie. Nel primo caso, le Farmacie Comunali Riunite si sono attivate per far fronte alla carenza di sciroppo per la tosse, che ha avuto una fortissima impennata nelle richieste rispetto agli ultimi due anni, con la produzione del preparato per bambini.

Il presidente di Fcr, Andrea Capelli, conferma che per fare fronte a questa situazione «il nostro laboratorio galenico sta producendo direttamente l’equivalente del “Nurofen” per bambini e il prodotto è prenotabile nelle nostre farmacie e disponibile in 24 ore», per poi aggiungere rispetto agli altri farmaci: «In molti casi non è il principio attivo a mancare, quanto la consegna di medicinali di alcune marche o prodotti commercialmente molto richiesti per cui è necessario far ricorso al prodotto equivalente o al generico».

La difficoltà nel reperire alcuni farmaci tra i più usati e richiesti di libera vendita o su prescrizione medica vale sia per gli adulti sia per quelli ad uso pediatrico. Le cause sono diverse e non riconducibili alla guerra in Ucraina. Prima fra tutte l’esplosione dell’influenza stagionale, passando per la carenza di alcune materie prime non necessariamente legate alla produzione del principio attivo, ma anche al confezionamento del medicinale (ad esempio la difficoltà a reperire le boccette in vetro), fino al forte aumento del costo dei trasporti. Fattori che hanno determinato sia una riduzione delle consegne sia una carenza nella programmazione produttiva rispetto alle richieste del mercato.

A novembre si era registrata una carenza di medicinali indispensabili per la cura di alcune malattie croniche, come alcuni antipertensivi, diuretici, neurolettici, antidepressivi, antiepilettici e antinfiammatori. Ma la situazione si è quasi normalizzata. Sono però ancora diversi i farmaci molto richiesti «che arrivano solo a singhiozzo, anche facendo l’ordine direttamente alle aziende produttrici. «In qualche caso, non si riesce a trovare il prodotto equivalente o il generico», conferma il titolare di una farmacia privata. Da qualche settimana uno dei farmaci che manca è l’ibuprofene, specie nel dosaggio da 600 mg, come ha confermato la stessa Federfarma. Si tratta del farmaco più usato nella cura del Covid ed è probabile che molti ne abbiano fatto la scorta. Non siamo di fronte ad una emergenza farmaci, ma la mancanza di alcune medicine è stata confermata anche da Aifa (Agenzia Italiana del farmaco) e in una circolare di Assofarm, l’associazione che raggruppa le farmacie comunali. Nella circolare sui “Medicinali carenti e indisponibili: corretta procedura per la gestione dei ‘farmaci mancanti’”, si spiega che «un medicinale può mancare a causa di carenza e indisponibilità». Per carente si intende un medicinale non reperibile sull’intero territorio nazionale, in quanto il titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio temporaneamente non può assicurarne una fornitura appropriata e continua (per irreperibilità del principio attivo, problematiche legate alla produzione o altre cause). I medicinali carenti sono riportati in un apposito elenco, sempre aggiornato, pubblicato sul sito https://www.aifa.gov.it/farmaci-attualmente-carenti.

«L’indisponibilità è invece dovuta a distorsioni del mercato spesso collegate alle dinamiche del circuito distributivo». Il medico prescrittore dovrà, se sono presenti possibili alternative terapeutiche in commercio, attuare una sostituzione della terapia in atto, mentre il farmacista dovrà indirizzare il paziente dal medico che ha prescritto la ricetta per le valutazioni del caso. Quando invece un farmaco è indisponibile, il farmacista deve contattare almeno 3 grossisti tra quelli a disposizione nel suo territorio per verificare la reale indisponibilità del medicinale. Una volta confermata l’indisponibilità, il farmacista dovrà richiedere il medicinale direttamente al titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio. Che è esattamente ciò che medici e farmacisti già fanno, con risultati che tuttavia latitano.

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