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Due indagati per la maxi frode da un milione: fra le vittime Marco Bizzarri, mister Gucci

Ambra Prati
Due indagati per la maxi frode da un milione: fra le vittime Marco Bizzarri, mister Gucci

L’inchiesta è partita dalla denuncia dell’imprenditore rubierese. Sequestrate quattro auto di lusso

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Reggio Emilia Un anno fa, tramite l’intermediazione di un conoscente, aveva affidato a un procacciatore d’affari qualcosa come un milione di euro: denaro che sarebbe dovuto servire, secondo le intenzioni, per un investimento immobiliare tra il Reggiano e il Piacentino. Ma l’affare non si è mai concretizzato e, alla richiesta che gli fossero restituiti i soldi, la controparte si è fatta di nebbia. Una volta compreso il raggiro, la parte offesa ha sporto denuncia: e la Guardia di Finanza ha scoperchiato una maxi truffa, con i soldi spariti “investiti” in auto di lusso nuovissime e fiammanti. Fra le vittime della truffa smantellata dalle Fiamme Gialle c’è Marco Bizzarri, 60 anni, amministratore delegato di Gucci, socio della Rubierese calcio e patron dell’Osteria del Viandante. Le altre vittime sono altri tre imprenditori reggiani.

A finire nei guai due incensurati: un 71enne, nato a Casalgrande e residente a Rubiera (colui che ha fatto da intermediario) e Ivan Di Girolamo, 44 anni, nato a Cosenza e residente a Rubiera. Entrambi sono stati denunciati a piede libero per il reato di truffa con l’aggravante dell’ingente quantità; per Di Girolamo, l’indagato principale, sono scattati anche una serie di accertamenti per sospetta evasione fiscale.

L’indagine, condotta dal pm Piera Giannusa e coordinata dalla procura guidata da Gaetano Calogero Paci, è partita dalla querela presentata da mister Gucci, che ha raccontato l’antefatto risalente a un anno fa. Per tramite del 71enne, che garantiva sulla serietà del più giovane e che ora è considerato dagli inquirenti un complice, a Bizzarri e ad altri tre imprenditori è stato prospettata una speculazione immobiliare. Il 44enne, presentatosi come procuratore di un fondo comune di investimento immobiliare, ha proposto di investire nel mattone; in particolare in una serie di edifici che, una volta costruiti, sarebbero stati ceduti a terzi, realizzando così un sostanzioso profitto. Di tutto si sarebbe occupato lui, Di Girolamo, che è riuscito a riscuotere la fiducia degli investitori. Questi ultimi hanno provveduto a firmare il mandato e a versare le quote pattuite: bonifici bancari che sono rimasti tracciati. Con il passare dei mesi, però, l’affare non è mai decollato e gli investitori hanno cominciato a fare delle domande. Alle richieste di spiegazioni, avanzate a più riprese, colui che aveva incassato il tesoretto ha cominciato ad addurre le scuse più diverse. Quando Bizzarri, compreso che l’affare non sarebbe mai andato in porto, ha chiesto la restituzione della somma versata, Di Girolamo ha continuato a tergiversare. Ed è a questo punto che l’ad di Gucci – suo malgrado vittima di quanto avvenuto e che ha preferito non commentare la vicenda – ha deciso di ricorrere alle vie legali sporgendo denuncia. I finanzieri del Pef (il Nucleo di polizia economico finanziaria) hanno iniziato gli accertamenti, scoprendo che Di Girolamo (che in effetti ha alle spalle esperienza nell’immobiliare), non aveva in corso attività concrete.

Prima di Natale il pm Giannusa ha ottenuto il mandato per una serie di perquisizioni: e non sono mancate le sorprese. Nella disponibilità di Di Girolamo – schermate da una società da lui rappresentata – i finanzieri hanno trovato diverse auto di lusso: una Aston Martin da 187mila euro, un’Audi A6 (intestata alla compagna brasiliana) da 84mila euro, un’Audi RS6 da 150mila euro e un’Alfa Romeo da 35mila euro. Bolidi di lusso che sono stati sequestrati perché ritenuti provento della truffa.

Durante le perquisizioni i finanzieri hanno sequestrato anche documentazione e supporti informatici, che dovranno fare luce su un tenore di vita troppo elevato e incongruo rispetto alle entrate.

Di Girolamo ha presentato l’ultima dichiarazione dei redditi nel 2020, dichiarando una perdita di tremila euro: poi non avrebbe più dichiarato nulla. Un aspetto che ha indotto gli inquirenti a nuovi accertamenti, per un’indagine che prosegue sul fronte dell’evasione fiscale. l


 

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