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Tentato omicidio di Vito Lombardo Renato viene condannato di nuovo

Serena Arbizzi
Tentato omicidio di Vito Lombardo Renato viene condannato di nuovo

Dodici anni e due mesi in Appello per l’imputato, dopo una prima assoluzione

04 marzo 2023
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Reggio Emilia Svolta nel procedimento giudiziario del tentato omicidio del costruttore Vito Lombardo, verificatosi a Coviolo, il 23 novembre 2010. L’imprenditore di origine calabrese venne ferito a colpi di arma da fuoco, davanti a casa.

L’imputato Gino Renato, compaesano di Lombardo e anch’egli attivo nel settore edile, oggi 79enne, è stato condannato a 12 anni e due mesi di reclusione, dopo un lungo iter giudiziario. Renato, assistito dagli avvocati Noris Bucchi e Luigi Colacino, era stato condannato dal tribunale di Reggio Emilia. La sentenza era stata impugnata dai difensori e la Corte d’appello di Bologna lo aveva assolto, nel 2019, dopo nove anni, quindi. La procura generale e il difensore della parte civile, i famigliari di Lombardo, nel frattempo deceduto per gravi motivi di salute, hanno presentato ricorso in Cassazione. La suprema corte ha restituito gli atti alla Corte d’appello per un secondo giudizio. Ieri, la corte d’appello si è espressa ricondannando Renato e si è riservata 90 giorni per depositare le motivazioni.

«Eravamo fermamente convinti che la sentenza di assoluzione già emessa dalla Corte d’appello venisse confermata – afferma l’avvocato Bucchi –, anche perché arricchita da nuovi elementi volti ad escludere la responsabilità del nostro assistito. Leggeremo la motivazione, ma posso anticipare che ricorreremo senz’altro in Cassazione».

I difensori avevano richiesto l’assoluzione, argomentato in vario modo, parlando per un’ora circa a testa, ribadendo che vi sarebbero innumerevoli dubbi legati all’attendibilità delle dichiarazioni della persona offesa. Sono state menzionate intercettazioni ambientali a sostegno della tesi secondo la quale a commettere quel fatto non sarebbe stato Renato.

Esprimono grande soddisfazione, invece, il difensore di parte civile, l’avvocato Francesco Antonio Maisano, e i famigliari di Lombardo. «La costruzione del fatti è quella sempre fatta dal tribunale di Reggio Emilia, scritta dal presidente Caruso – afferma il legale –. Il secondo passaggio in Corte d’appello conferma come la questione sia aderente al racconto che ha sempre fatto Vito Lombardo, il quale ha sempre detto la verità sia agli inquirenti, sia ai magistrati».

La famiglia commossa

Profonda commozione regna tra i famigliari di Vito Lombardo 13 anni dopo il grave fatto che lo aveva colpito: ieri erano presenti le tre figlie e la moglie. «La famiglia ringrazia, prima di tutto Vito Lombardo, perché ha sempre detto la verità – dice la figlia Francesca –. Inoltre, ha dimostrato di avere grande senso civico e si è dimostrato un buon padre di famiglia e un buon marito. Grazie alla Procura, alle forze dell’ordine, a tutte le istituzioni, compresi gli organi di stampa e i giornali. Invitiamo i cittadini a credere nella giustizia e nella verità. Pur faticoso, il percorso affrontato si è dimostrato pieno di dignità. La perseveranza e la verità devono vincere. Dopo 13 anni papà ha avuto giustizia».

La Corte d’appello, inoltre, come atto d’ufficio ha ritrasmesso gli atti per quanto riguarda Nicolino Grande Aracri – ascoltato nel corso delle udienze così come il pentito Antonio Valerio – ritenendo che lo stesso Grande Aracri fosse reticente in merito alle dichiarazioni di Valerio.