Anziani narcotizzati e rapinati, condannati due fratelli a 8 anni
«Faremo appello – si limita a dire l’avvocato difensore torinese Mauro Molinengo – perché i due imputati sono stati a suo tempo scarcerati dal Riesame di Bologna proprio sulla base di quel video che li colloca altrove il 22 novembre».
Reggio Emilia Troppo grave ed odioso quanto accaduto nel novembre di quattro anni in città e che il gup Dario De Luca ha ritenuto – nell’udienza preliminare – più che provato, da qui la dura condanna a 8 anni e 4 mesi di reclusione (e 3.400 euro di multa) per i fratelli Angelo Cristian Narcisio (42 anni) e Luciano Narcisio (46 anni), entrambi residenti nel Torinese.
Stiamo alludendo al prendere di mira gli anziani in casa loro, ingannarli spacciandosi per membri della polizia locale o tecnici di Iren (strumentalizzando l’erogazione di gas e acqua), arrivando a stordire le vittime con spray al peperoncino o con del narcotico per derubarle dei risparmi e di altri oggetti di valore.
Presenti in aula i due imputati, la battaglia legale è partita con la pm Isabella Chiesi che ha coordinato le indagini dei carabinieri: una volta ricostruiti i fatti, cioè tre assalti in altrettante abitazioni, il magistrato ha chiesto una doppia condanna a 7 anni di carcere.
Mentre i difensori hanno puntato sull’assoluzione per i due fratelli Narcisio, facendo riferimento ad un filmato di videosorveglianza di un’abitazione torinese che collocherebbe i due imputati in Piemonte e non a Reggio Emilia nel giorno (il 22 novembre 2019, fra le 9.30 e le 11) in cui vennero presi di mira gli anziani.
Tesi difensiva che non ha convinto il gup De Luca che ha – fra l’altro – ha emesso una sentenza più pesante rispetto a quanto richiesto dalla Procura.
«Faremo appello – si limita a dire l’avvocato difensore torinese Mauro Molinengo – perché i due imputati sono stati a suo tempo scarcerati dal Riesame di Bologna proprio sulla base di quel video che li colloca altrove il 22 novembre».
Siamo solo in primo grado, quindi i due fratelli Narcisio – accusati di rapina e furto, con l’aggravante di aver agito contro quattro ultra65enni nei tre colpi messi a segno nella nostra città – rimangono a piede libero in attesa dell’Appello.
Come ricostruito dagli inquirenti, ben vestiti e dalla parlantina sciolta, chi ha agito senza scrupoli induceva gli anziani reggiani a prendere denaro e oro convincendoli che per acqua contaminata o perdite di gas dovessero metterli al sicuro in frigorifero. Una vittima è stata privata anche della fede nuziale della moglie defunta da pochi anni.
Nel corso delle attività i carabinieri hanno recuperato refurtiva per un valore di oltre 50mila euro.
Tra il materiale sequestrato l'auto (un’Audi A3) utilizzata per i colpi con targhe clonate, attrezzi da scasso, tre pettorine con la scritta “polizia locale” (usate in due assalti), una paletta della protezione civile, vari spray al peperoncino e perfino disturbatori di frequenze per cellulari, per impedire agli anziani di chiedere aiuto nonché un apparato radio sintonizzato sulle frequenze di polizia e carabinieri.
Le indagini erano partite il 22 novembre 2019, quando i militari di Quattro Castella intercettavano un’auto sospetta che da Reggio Emilia si stava dirigendo verso il comune matildico.
Da qui un inseguimento a folle velocità per circa cinque chilometri, finché chi stava fuggendo si era liberato della macchina (la citata Audi A3, con tanto di sirene e lampeggianti montati) e della refurtiva (ai piedi di una pianta) cioè preziosi e monili d’oro per 50mila euro. Tutto recuperato.
E proprio analizzando l’auto si mettevano bene in marcia le indagini.
Sui guanti rinvenuti i carabinieri del Ris di Parma estraevano infatti il Dna dei due fratelli piemontesi (con precedenti penali specifici). L’esame poi del navigatore permetteva di risalire non solo al percorso compiuto dall’auto, ma anche alle vie dove abitano gli anziani depredati.
Quel giorno erano finiti nel mirino – a Reggio Emilia – un 83enne che vive solo (narcotizzato con lo spray al peperoncino), una coppia di 85enni (pure loro aggrediti a colpi di spray) e una 92enne. Nei primi due casi i malviventi erano riusciti ad entrare nelle abitazioni indossando le pettorine con la scritta polizia locale, nel terzo episodio si erano spacciati con la 92enne per addetti Iren.
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