Rider, arriva il giro di vite, c’è chi paga il “pizzo” per lavorare
La maxi operazione dei carabinieri ha portato a controlli anche in città
Reggio Emilia. Anche in città venerdì sera i carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro, unitamente ai colleghi della compagnia di Reggio Emilia e della polizia municipale, hanno controllato una decina di rider delle principali compagnie di food delivery nell’ambito di una maxi operazione estesa a tutto il territorio nazionale volta all’individuazione di situazioni di sfruttamento lavorativo.
L’inchiesta
Già tra luglio e ottobre 2022, infatti, a Milano i militari avevano scoperto casi di “caporalato digitale” attraverso l’illecita concessione di account. Semplificando, succedeva e succede che alcuni rider sono costretti a consegnare parte della paga guadagnata con le consegne a domicilio agli intermediari (i caporali) che assicurano la loro presenza sulle piattaforme che gestiscono il servizio.
Il tutto attraverso la cessione delle credenziali di accesso alle stesse. Un “escamotage” che permette a questi intermediari di far lavorare anche degli stranieri irregolari sul territorio, ad esempio. Ventitré le prestazioni lavorative fornite da fattorini irregolari rispetto alle norme di soggiorno sul territorio nazionale verificate nella sola serata di venerdì nell’ambito di questo servizio straordinario di controllo.
Le indagini
Come avevano ricostruito il nucleo carabinieri ispettorato del lavoro di Milano, «gli account sarebbero registrati sulle piattaforme spesso tramite l’utilizzo di documenti falsi e, successivamente, ad avvenuto accreditamento, ceduti al rider che materialmente effettua la prestazione previa trattenuta di una quota percentuale del guadagno giornaliero da parte del caporale». Il “pizzo”, appunto. Se fino alla metà del 2019 la cessione degli account era un fenomeno “fisiologico” dovuto alla volontaria e provvisoria condivisione con terzi delle credenziali da parte del rider in situazioni di temporanea necessità (come infortuni, malattie o i rientri in patria per gli stranieri) al fine di difendere il proprio “punteggio” di prestazione sull’applicazione nel periodo in cui avrebbero dovuto interrompere le consegne, con l’avvento della pandemia questo “prestito” si è trasformato nella nuova frontiera del caporalato.
I controlli
Venerdì a Reggio Emilia i controlli dei militari sono stati effettuati in via Emilia Ospizio, dove trova “casa” l’hot spot (luogo dove i rider si trovano in attesa di ricevere gli ordini, ndr)dei fattorini reggiani che lavorano per le principali aziende di food delivery. I controlli relativi alla regolarità dei rapporti di lavoro, delegati della Procura di Milano, sono ancora in corso mentre, a seguito dell’ispezione dei mezzi di trasporto a bordo dei quali effettuano le consegne, la Municipale ha elevato quattro sanzioni. Le irregolarità hanno riguardato i giubbotti dei rider e i catarifrangenti installati sulle biciclette. È andata peggio a Bologna – ma anche a Torino, Genova, Firenze, Bari, Palermo e Catania – dove si è proceduto al sequestro/fermo amministrativo di 22 mezzi pericolosi per la salute e l’integrità fisica non solo del rider ma degli altri cittadini in strada. In molti casi, gli scooter sono risultati modificati in maniera artigianale con l’applicazione di batterie elettriche posticce al fine di aumentarne sensibilmente le prestazioni.
Un account ceduto su 10
A livello nazionale sono stati 1.609 i fattorini controllati. Tra questi, 92 degli 823 lavoratori stranieri sono risultati in cessione di account. L’11,2%, più di uno su dieci. In relazione a questo riscontro saranno interessate le 36 procure della Repubblica competenti per l’ipotesi di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Al termine delle attività, con la collaborazione delle società di food delivery interessate, gli account in cessione o a qualsiasi titolo utilizzati fraudolentemente sono stati di fatto eliminati per impedire la prosecuzione delle condotte illecite. Su oltre 1.500 rider sono state poi effettuate verifiche sull’effettivo assoggettamento dei lavoratori a tutti gli obblighi in materia di sicurezza ed igiene ai sensi delle norme di prevenzione in materia. L’operazione ha coinvolto complessivamente 845 carabinieri e 137 agenti delle polizie locali.
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