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Fiaccolata per dire “basta” alle stragi nel mare

Fiaccolata per dire “basta” alle stragi nel mare

Ieri a un mese dal naufragio a Steccato di Cutro

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Correggio Ieri mattina alle 5, prima dell’alba, in centro a Correggio si è svolta la fiaccolata in ricordo delle vittime del naufragio di Cutro e per chiedere alle autorità preposte alla gestione dei flussi migratori di mettere sempre al primo posto la salvezza delle vite umane. La fiaccolata – nata da un’idea di Libera e Casa popolare Spartaco – è stata organizzata a un mese esatto dalla tragedia in cui sono morte 86 persone e altre risultano disperse.

«Prima dell’alba, un mese fa, il 26 febbraio, sulle coste vicino a Cutro il mare restituiva i primi corpi delle persone vittime di un naufragio di cui, poche ore dopo, sarebbe emersa tutta la gravità: abbandonati a se stessi, hanno visto i loro sogni finire “sommersi”, per usare un’espressione cara a Primo Levi – ha commentato ieri Ilenia Malavasi, deputata Pd ed ex sindaca di Correggio –. Questa mattina, prima dell’alba, a Correggio, insieme a più di cento miei concittadini, ho acceso una fiaccola nel ricordo di quelle persone. Una manifestazione semplice, in cui i loro nomi sono stati ricordati, uno per uno, e nel silenzio che ne è seguito tutti noi abbiamo avuto l’occasione per riflettere sulla nostra umanità e sulla necessità che questa non venga mai meno. Ringrazio i promotori, Libera Reggio Emilia e Casa del Popolo Spartaco; il Circolo Giorgio La Pira Correggio, che ha aderito; Caritas Diocesana e Caritas Correggese, che hanno contribuito a diffondere l’iniziativa, ma soprattutto i tanti correggesi presenti».

Era presente anche Maria Laura Mantovani, ex senatrice M5S: «Una toccante fiaccolata questa mattina per ricordare le vittime del naufragio avvenuto un mese fa a Steccato di Cutro, in provincia di Crotone. Hanno partecipato circa 120 persone. Sono stati letti a staffetta, dai partecipanti, i nomi delle 89 vittime (anche se ieri è stata ritrovata la 90ª). Ho detto il nome di Muslim, 15 anni. Pensare e cercare di immedesimarsi in chi è costretto a lasciare la propria casa, i propri affetti e partire per una speranza di vita; attraversare tante sofferenze e resistere alle difficoltà e forse ai maltrattamenti, in vista di un futuro che si spera finalmente degno di vivere; e poi trovarsi in mezzo al mare, al freddo, di notte e infine l’imbarcazione che si spezza e finire in acqua, dimenarsi, resistere finché si può, finché non ce la fai più. È una serie di tragedie che deve finire».l

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