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Processo Saman, parti civili all’attacco: “La gravità della situazione è stata sottovalutata”

Jacopo Della Porta
Processo Saman, parti civili all’attacco: “La gravità della situazione è stata sottovalutata”

L’avvocata Manenti di Differenza Donna: “Un caso di maltrattamenti non affrontato”. L’avvocata Iannuccelli: “Perché nessuno le ha dato i suoi documenti?”

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Reggio Emilia Il tema delle carenze e delle presunte sottovalutazioni nel caso di Saman Abbas sono state al centro dell’udienza che si è svolta oggi in tribunale a Reggio di fronte alla Corte d’assise, durante la quale hanno testimoniato anche due assistenti sociali che si occuparono dell’allontanamento della giovane dal casolare di Novellara, quando denuncio nel novembre 2020 il tentativo dei genitori di farla sposare contro la sua volontà.

“Ciò che emerge da quanto ha raccontato l'assistente sociale è che Saman, oltre ad essere obbligata a sposare un uomo che non voleva, reato procedibile d'ufficio e punito da 1 a 5 anni, era anche una donna che ha riferito di essere maltrattata, anche questo è un reato procedibile d'ufficio – ha detto Teresa Manente, avvocata di “Differenza donna Roma” - È stata sottovalutata, a mio parere, la gravità della situazione”.

“Una sottovalutazione dovuta - spiega - anche forse a causa di una mancata specializzazione di quella che è una cultura, cioè il legislatore ha immesso il reato di matrimonio forzato e deve anche dare una capacità, una specializzazione. Questi servizi sociali devono specializzarsi in una situazione come quella, non possono pensare che sia una situazione normale, quella non poteva uscire di casa”.

L’avvocata Barbara Iannuccelli, avvocata di Saqib Ayub, il fidanzato di Saman Abbas, si è invece concentrata sul fatto che Saman non avesse i suoi documenti e nessuno sia stato in grado di darglieli. Quando nel febbraio 2021 denunciò lo smarrimento ai carabinieri, il permesso di soggiorno era già scaduto dal settembre precedente.  “Per Saman, i documenti erano fondamentali. Siccome per me è veramente incredibile il fatto che tutti intorno a Saman dicono di aver avuto la pressante urgenza di salvarle la vita, esco oggi da questa udienza con una consapevolezza tristissima, cioè che tutti sapevano che il permesso di soggiorno era scaduto e che, pertanto, in mano alla giovane non c'era nulla che le consentisse di tranquillizzarsi".

Una delle assistenti sociali ha detto che Saman da maggiorenne, quando era in comunità a Bologna, scrisse all’ufficio stranieri della questura di Reggio Emilia, senza però ottenere risposta. “Invece che attivare tutte le procedure normali di regolarizzazione di una maggiorenne straniera in Italia nessuno ha attivato alcun tipo di regolarizzazione", ha commentato l’avvocata.


Stralciata la posizione del padre

La posizione di Shabbar Abbas, padre di Saman Abbas, è stata nuovamente separata. L’uomo avrebbe dovuto videocollegarsi all'udienza, ma non è stato chiarito se gli sia stato notificato o meno il provvedimento.


Le dichiarazioni dello zio

"I rari atti di indagini disvelano, e il mio cliente mi racconta, che il rapporto con Saman era ottimo e tutt'altro che preordinato a impedirle quel percorso di occidentalizzazione sul piano culturale che la ragazza aveva intrapreso". Lo ha dichiarato Liborio Cataliotti, avvocato di Danish Hasnain, lo zio di Saman Abbas, a margine dell'udienza del processo.

Lo stesso imputato ha rilasciato spontanee dichiarazioni, per spiegare perché il 29 aprile 2021 insieme ai due nipoti Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq furono ripresi con delle pale. Secondo Hasnain stavano andando a chiudere le serre dell’azienda agricola.

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