Il gelato? Mai stato così “salato”. Un cono adesso costa tre euro
Con il caro prezzi lo sfizio estivo per eccellenza anche a Reggio diventa un lusso. Le gelaterie hanno prezzi diversi ma è difficile trovarlo a meno di 20 euro al chilo
Reggio Emilia Il gelato non è mai stato così “salato” e le nuove tendenze in fatto di sapori (rosmarino, gorgonzola e mortadella sono alcuni dei bizzarri gusti in cui si può affondare il cucchiaino in giro per lo Stivale) non c’entrano. È piuttosto una questione di listini: a Reggio Emilia sono lievitati. Un cono piccolo costa tra i 2 euro e 60 centesimi ai 3 euro “tondi tondi”. E difficilmente, girando fra le gelaterie della città, il prezzo al chilo resta sotto ai 20 euro.
La mappa dei prezzi
Prendendo in esame alcune tra le più note della città, da Pacifico (via Franzini, 2) il cono costa 3 euro mentre il prezzo al chilo è di 22 euro. Esattamente come da La ciliegia, in viale Regina Margherita 19. Coni a 3 euro anche alla pluripremiata cremeria Capolinea (Viale Ettore Simonazzi, 14) dove, però, a febbraio 2023 il prezzo al chilo del gelato è passato sa 22 a 24 euro. Da Gelatissimo By Chocolat, al civico 53/c di via Che Guevara, un cartello annuncia che i prezzi saranno aggiornati dal 3 aprile. Il gelato resterà a 20 euro al chilo mentre un cono costerà 2,60 euro e una cialda 3,20 euro. Anche da Waikiki (Via Martiri di Cervarolo, 6) il cono resta più “abbordabile” a 2,60 euro.
Il caro materie prime
Naturalmente quello del caro prezzi non è un problema solo Reggiano. In media, dice l’Istat, a livello nazionale i prezzi del gelato artigianale sono aumentati di un 20% rispetto allo stesso periodo dello stesso anno. Secondo la Coldiretti (la maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell'agricoltura italiana), che ha fatto il punto in occasione della giornata europea del "Gelato Day" (24 marzo), a pesare sui listini è stato l'aumento dei costi per l'energia – anche a causa della guerra in Ucraina – e le materie prime: dal latte (+34%) alle uova (+22%) fino allo zucchero (+54%). La carta (che compone le coppette oltre a costituire i tovagliolini), poi, è diventata più difficile da reperire.
Personale cercasi
Ai problemi dei costi di produzione si aggiungono quelli del personale difficile da trovare. Basta scorrere gli annunci sulle principali piattaforme online dove si incontrano domanda e offerta di lavoro. O guardare su Linkedin, dove resta attiva – ad esempio – la selezione di «una figura da inserire in storica gelateria di Reggio Emilia». L’offerta è di un contratto a tempo determinato part-time, inizialmente fino a metà ottobre, con «retribuzione commisurata all’esperienza (circa 8 euro netti l’ora)». Ma la richiesta è palesata anche dalle stesse gelaterie attraverso cartelli appesi alle vetrine o annunci sui siti web. Come accade aprendo quello della storica gelateria K2 (Via Guido da Castello, 7), dove la prima cosa che appare è proprio l’annuncio “cerchiamo personale”.
Meglio artigianale
Il gusto si è affinato e sono sempre di più le persone alla ricerca di un buon gelato che scelgono rigorosamente l’artigianalità. Per riconoscerla, molti Maestri gelatieri concordano nel fare attenzione a tre dettagli: il colore, la struttura e il volume. Partiamo dal primo. Il colore acceso di un gusto di gelato deve fare “storcere il naso” (allarme coloranti) perché, al contrario, deve essere tenue. Insomma, si pensi a quello dell’ingrediente principale e si riduca un po’ l’intensità: così, dovrebbe essere. La struttura? Se in una vetrina tutti i gusti hanno la stessa, allora dubitate. Infine il volume: se il gelato appare troppo spumoso e voluminoso (a volte dalle vaschette escono delle vere e proprie “montagne”) è molto probabile che contenga additivi.
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