«Non sono io l’assassino di Iazzetta. Ho una compagna, ora la sposo»
L'imputato di 34 anni si professa innocente poi chiede di poter organizzare il matrimonio con un'insegnante
Reggio Emilia Dice di non essere lui l’assassino di Aniello Iazzetta, sposta l’attenzione su un uomo (Fernando Arturo Martinelli) che nell’edificio di via Stalingrado abitava al piano di sopra, piange parlando della vittima con cui conviveva e che tutti chiamavano “Daniele” («Era come mio padre, era molto buono»). A fine-udienza la richiesta alla Corte di essere messo nelle condizioni di potersi sposare con l’insegnante reggiana 53enne con cui ha una relazione da oltre due anni: verrà autorizzato dai giudici appena avrà la data per andare al consolato slovacco a ritirare i documenti necessari.
Parlando in ungherese e con l’aiuto dell’interprete, lo slovacco 34enne Milan Racz ha raccontato ieri in Assise la sua verità, rispondendo per circa un’ora alle domande delle parti. Gran parte della deposizione ruota sul giorno del delitto, cioè il 12 giugno 2021. Come in tanti altri giorni, lui si era diviso fra la compagna italiana e l’amica ucraina Tetyana Shevchuk con cui coabitava da Iazzetta. Ed è proprio quest’ultima che verso sera gli telefona dicendo che il padrone di casa era sanguinante e lei aveva paura: «Una volta rientrato in casa ho visto “Daniele” col viso e la fronte sporchi di sangue, come pure la camicia. Avrei voluto chiamare l’ambulanza, ma lui non ha voluto. Gli chiesi perché era insanguinato e mi rispose solo “Quel figlio di puttana” e ho desunto che potesse essere Nando (così viene chiamato Martinelli, ndr). Iazzetta lo voleva mandar via dalla casa entro il 30 giugno perché aveva saputo che spacciava cocaina e non voleva problemi ulteriori, visto che era finito in una vicenda giudiziaria familiare che lo preoccupava molto. Dopo esseresi lavato sommariamente in bagno, “Daniele” era andato in camera, aveva una bottiglia di vodka, beveva molto. Si è messo sul letto, gli ho spento la luce, mi disse che stava bene e sono uscito dalla camera». Poche ore dopo succede qualcos’altro: «Nella notte sono stato svegliato dalla maniglia rotta della porta che è caduta: era entrato Nando (nella soffitta non ha il bagno ed usa sempre quello di Iazzetta,ndr) ma l’ho visto solo uscire. E ho sentito “Daniele” che russava profondamente». Durante le indagini questo passaggio notturno non l’aveva detto e gli viene contestato dalla pm Valentina Salvi. «Non l’ho detto perché nessuno me l’ha chiesto» risponde sbrigativamente. Il giorno dopo Milan e Tetyana se ne vanno dalla casa: «Eravamo infastiditi dall’ambiente, volevamo stare altrove per un po’ di tempo, abbiamo dormito in un’auto in demolizione insieme ad altri. Ho provato a chiamare “Daniele” ma non mi rispondeva, non mi sono preoccupato perché aveva l’abitudine di sparire». Saranno bloccati alla Spezia il 18 giugno nella zona-imbarchi.
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