Gazzetta di Reggio

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Il giallo di Toano

Trovato nel pozzo, indagini chiuse: «Pedrazzini è morto per i maltrattamenti»

Jacopo Della Porta
Trovato nel pozzo, indagini chiuse: «Pedrazzini è morto per i maltrattamenti»

Pesanti accuse per moglie, figlia e genero del pensionato trovato morto il 12 maggio 2021 in un pozzo vicino alla sua abitazione a Cerrè Marabino, a Toano

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Toano Giuseppe Pedrazzini, il pensionato trovato morto il 12 maggio 2021 in un pozzo vicino alla sua abitazione a Cerrè Marabino, non sarà stato ucciso, come stabilito da una perizia. Ma questo non vuole dire che la sua morte sia frutto di circostanze imponderabili e improvvise, indipendenti da condotte altrui. Al contrario, secondo la procura, il 77enne è deceduto a causa dei maltrattamenti subiti da parte dei suoi familiari, che hanno anche omesso di chiamare i soccorsi il giorno in cui si spense.

È quanto si legge nell’atto con il quale il pm Piera Giannusa ha notificato la fine delle indagini preliminari a carico degli indagati, che sono la figlia Silvia e il genero Riccardo Guida, assistiti dall’avvocato Ernesto D’Andrea – attualmente detenuti – e la moglie, Marta Ghilardini, tutelata dall’avvocata Rita Gilioli.

È vero che il reato di omicidio è stato derubricato in maltrattamenti, a seguito della relazione del perito incaricato dal pubblico ministero, ma le aggravanti contestate non sono di poco conto. Infatti, il comma IV dell’articolo 572 del codice penale prevede, nel caso in cui dai maltrattamenti derivi la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni.

Il nipote della vittima, in quanto minorenne che ha assistito ai maltrattamenti, è considerato parte offesa.

La procura contesta anche il sequestro di persona, con l’aggravante per le due donne di averlo commesso ai danni di un familiare, reato per il quale la pena va da uno a dieci anni.

A queste contestazioni si aggiungono anche la soppressione di cadavere e la truffa ai danni dello Stato, visto che i tre avrebbero continuato per qualche mese a percepire la pensione del defunto.

Secondo la procura i tre imputati hanno segregato l’uomo per gestire in totale autonomia i suoi beni, mobili e immobili. Lo hanno fatto privandolo in modo reiterato della sua libertà di movimento, impedendogli ogni contatto telefonico con amici e familiari o comunque permettendogli telefonate soltanto alla presenza della moglie. Gli hanno impedito di ricevere visite di amici e parenti, sistematicamente allontanati con scuse di vario genere. Lo hanno relegato a letto, chiuso in casa, e gli hanno vietato persino di farsi una passeggiata in cortile, se non in rare occasioni scortato dalla moglie. L’alimentazione alla quale era sottoposto era in prevalenza costituita da brodo.

Al povero Pedrazzini nell’ultimo periodo della sua vita furono anche sequestrati i documenti.

La figlia Silvia e il marito Guida quando uscivano di casa davano indicazioni alla signora Ghilardini di chiuderlo a chiave e di non lasciare porte o finestre aperte.

Secondo la procura queste condotte hanno impedito alla parte offesa di essere curata come le sue condizioni richiedevano. Lo avrebbero gestito in autonomia, affidandosi al fai da te su internet per sapere cosa fare. Soprattutto la figlia lo avrebbe curato somministrandogli, oltre alle medicine che gli erano state prescritte, anche tranquillanti per evitare che si agitasse a causa della sua condizione di segregazione.

Poi un dettaglio, che nel quadro indiziario non è certo centrale, ma che pure fa una certa impressione: «Sono anche arrivati ad uccidere gli animali da cortile ai quali era affezionato».

La moglie, nella ricostruzione dell’accusa, il 5 marzo 2021 non chiamò i soccorsi ma si limitò a contattare la figlia – che gli somministrò farmaci da banco – e il genero. Quel giorno l’anziano morì.

La procura, ora che le indagini sono concluse, chiederà il rinvio a giudizio per i tre indagati, che poi valuteranno la richiesta di eventuali riti alternativi.

«Pedrazzini non sarà stato ucciso – dice l’avvocata Naima Marconi, che tutela le sorelle e il fratello della parte offesa – Dal processo mi aspetto però che si faccia luce sulle circostanze che hanno condotto al decesso».

Secondo gli indagati non vi sarebbe stato alcun sequestro di persona o maltrattamento. Semplicemente le condizioni di salute del pensionato ne avrebbero compromesso la possibilità di camminare, facendolo spesso cadere a terra per il dolore a una gamba.

Quindi, il fatto che l’anziano fosse tenuto in casa, e spesso sdraiato, sarebbe stato necessario proprio per le precarie condizioni sanitarie. Sarà il processo a chiarire come sono andate le cose. l